Stanare col fumo: le autorità siriane e la caccia ai rivoluzionari

Stanare col fumo: le autorità siriane e la caccia ai rivoluzionari

Mattia Cacciatori

Dunque, il 31 Gennaio Human Rights’ Watch (HRW) ha reso pubblico un rapporto che dimostra come le autorità siriane abbiano deliberatamente distrutto migliaia di abitazioni a Damasco e ad Hama tra il 2012 e il 2013. Questa distruzione indiscriminata, sempre secondo il rapporto di HRW,

either served no necessary military purpose and appeared to intentionally punish the civilian population or caused disproportionate harm to civilians[1].

L’aspetto più preoccupante di questa faccenda è ovviamente che, se effettivamente la distruzione di questi conglomerati urbani non fosse asservita a nessuno scopo politico-militare, le azioni delle autorità siriane sembrerebbero mirate meramente a punire gli abitanti di certe aree di Hama e Damasco per aver supportato la ribellione. Questa tesi è supportata dall’indagine di HRW che ha sottolineato come questa politica di ‘pianificazione urbana’ fosse limitata alle aree delle città considerate focolai di ribellione. Inoltre, sempre da ciò che emerge dal rapporto, le aree considerate ‘roccaforti governative’ non avrebbero subito un trattamento simile. Da parte loro le autorità siriane e i media che supportano il governo hanno esplicitamente smentito che queste azioni fossero misure coercitive e punitive nei confronti dei supposti ribelli, sostenendo che fossero parte di una razionale politica di pianificazione urbana. Tuttavia gli argomenti portati da HRW sembrano convincenti. specialmente alla luce delle dichiarazioni del governatore di Damasco. Hussain Makhlouf, commentando le distruzioni, ha esplicitamente dichiarato al Wall Street Journal che le demolizioni erano parte di una politica governativa  volta a stanare i ribelli.[2]

HRW ha documentato sette casi in sette differenti aree delle due città, per un totale di 145 ettari di aree abitative distrutte. Molti degli edifici rasi al suolo erano palazzi che potevano raggiungere fino a otto piani d’altezza.

Al di là delle chiare violazioni dei diritti umani che queste azioni sottendono, temporalmente avvengono in un momento estremamente critico per il paese. Dal Gennaio 2014 infatti è in corso in Svizzera una conferenza “per trovare una soluzione politica al conflitto in Siria”[3]. Questa conferenza, che è già passata alla storia con l’etichetta di “Geneva II”[4], avrà tra gli altri obblighi anche quello di fare chiarezza su queste azioni.

Ci sarebbe inoltre lo spazio per un’ azione della Corte Penale Internazionale(CPI) in merito, proprio motu o attraverso una segnalazione delle Nazioni Unite, tuttavia il fatto che finora le azioni della Corte si siano limitate unicamente al continente africano unito al coinvolgimento diretto di USA e Russia nella questione, non fa presagire un intervento in una situazione così controversa.

(Featured image source: wikimedia commons)