Africa-pandemia

Il Covid-19 in Africa e le sue possibili conseguenze economiche, politiche e sociali

Irene Ferri 

Quando il 14 febbraio l’Egitto ha registrato il primo caso positivo al Covid-19 nel continente africano, la comunità internazionale ha immediatamente espresso forte allarmismo per le conseguenze che il diffondersi del virus avrebbe potuto avere per i 54 Paesi del continente. Il nuovo coronavirus, infatti, non rischia solo di avere conseguenze drammatiche sulla salute delle popolazioni africane, ma rischia anche di peggiorare ulteriormente le condizioni economiche e sociali di Paesi che versano già in forte difficoltà.

Subito dopo l’arrivo del virus in Africa, i governi di quasi tutti i Paesi del continente hanno deciso di adottare misure di lockdown sul modello della Cina e degli altri Stati in cui aveva già avuto luogo l’avvento del Covid-19. La chiusura della maggior parte delle attività, il mantenimento della distanza sociale e l’adozione di misure di protezione hanno determinato un inevitabile peggioramento della situazione economica e l’inasprirsi dell’insicurezza alimentare che, a loro volta, agiscono negativamente sulla stabilità sociale e sugli sforzi che diversi Paesi africani stanno compiendo nell’ottica di un processo di democratizzazione.

L’Africa “pre-Covid” era, infatti, un continente con prospettive di crescita, di sviluppo e di cambiamento abbastanza buone. Simboli di questo cambiamento sono stati, nel corso del 2019, l’assegnazione del Premio Nobel per la pace al primo ministro etiope Abiy Ahmed e l’istituzione dell’African Continental Free Trade Area (ACFTA).

La politica di Abiy Ahmed, che ha determinato la liberalizzazione del sistema economico e politico dell’Etiopia, si fa un po’ portavoce del coronamento di importanti sforzi compiuti da diversi Paesi africani che hanno puntato molto su crescita economica e lotta alla povertà. Allo stesso modo, la firma dell’accordo di istituzione dell’ACFTA, ad oggi la più grande area di libero scambio al mondo, è un traguardo significativo per l’integrazione politica ed economica dell’intero continente, che mira a promuovere gli scambi intra africani prima ancora di quelli con Paesi extra continentali.

Quanto di positivo è rappresentato da questi fatti, è bilanciato da eventi negativi che minacciano la stabilità di altre zone dell’Africa Subsahariana, colpite da carestie e siccità, inevitabili risultati del cambiamento climatico, e dall’invasione di locuste nel Corno d’Africa che avrà un grave impatto sulle condizioni di vita delle popolazioni della regione e dall’avanzata delle forze armate di ispirazione jihadista. Dopo le sconfitte medio orientali, infatti, lo Stato Islamico ha spostato la sua attività nell’Africa del Sahel, in particolare in Mali, Nigeria, Burkina Faso e Chad dove sta ritagliandosi un nuovo spazio territoriale in cui esercitare il proprio controllo e far sentire la propria presenza, mandando segnali di speranza ai suoi sostenitori.

 

Figura 1: Vengono messe in luce le zone più a rischio per la diffusione del Covid-19

Conseguenze sanitarie

È opportuno sottolineare che il sistema di sorveglianza delle malattie epidemiche in Africa è particolarmente debole e, di conseguenza, i dati riportati riguardo la diffusione del Covid-19 sono spesso scarsi e imprecisi. Ciò non permette di avere un’analisi oggettiva e completa della situazione attuale. Il trend di diffusione del nuovo coronavirus in Africa sembra però rappresentare una vera e propria anomalia: a differenza degli altri continenti, la trasmissione sembra essere più lenta e il numero dei casi sembra essere inferiore, così come il numero dei decessi. La sotto-notifica dei casi potrebbe essere una valida spiegazione a questo fenomeno, ma certamente non può essere l’unica. Gli osservatori internazionali ipotizzano la presenza di elementi che fungono da “barriere” alla trasmissione del virus, quali l’ambiente, l’età media della popolazione africana, di gran lunga più bassa rispetto a quella delle popolazioni degli altri continenti, e una maggiore esperienza nella gestione delle epidemie.

È, tuttavia, evidente la mancanza di un sistema sanitario efficiente, in grado di fornire prevenzione e trattamento delle malattie. Il sistema sanitario africano risentirà parecchio dell’avvento del Covid-19, poiché si troverà a doversi occupare, oltre che dei contagiati dal nuovo virus, anche di coloro che sono colpiti da malattie più comuni già presenti e dalle loro complicanze.

Conseguenze economiche

Oltre al pericolo di collasso del sistema sanitario, ciò che preoccupa maggiormente gli osservatori internazionali rimane la crisi economica a cui diversi Paesi del continente africano vanno incontro.

L’arrivo del Covid-19 tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo ha quindi messo a rischio tutti gli Stati del continente, con le loro già note fragilità e difficoltà economiche e sociali. Il diffondersi del virus, arrivato con qualche settimana di ritardo rispetto al resto del mondo, ha portato i governi della maggior parte dei Paesi ad adottare misure di restrizione e a imporre il coprifuoco andando a determinare un inevitabile impatto negativo sulle economie dei 54 Paesi. L’inversione del trend di crescita, che avrà luogo nei prossimi mesi e nei prossimi anni, nel lungo periodo aumenterà le difficoltà di sviluppo del tessuto economico e sociale del continente.

Secondo le previsioni della Banca Mondiale, l’economia africana entrerà in recessione con una diminuzione del PIL prevista tra il -2,1% e il -5,1% per la prima volta dal 1992 a causa dell’impatto che le misure di lockdown hanno avuto sulle attività produttive e, soprattutto, a causa dello stop degli investimenti stranieri e della riduzione dei flussi di capitale provenienti dall’estero.

Tra i primi Paesi africani a soffrire a causa del rallentamento degli scambi a livello globale vi sono Angola, Nigeria e Zambia, la cui economia si regge prevalentemente sull’esportazione di materie prime, così come Etiopia, Tanzania e Kenya, a loro volta Paesi esportatori di soft commodities (prodotti agricoli), hanno risentito parecchio dell’impatto del coronavirus.

Gli Stati che in futuro rischiano di pagare il conto più salato sono quelli che hanno un’economia poco diversificata, che rimangono a galla grazie all’esportazione di petrolio e materie prime metallifere, e gli Stati che dipendono dal turismo tra i quali spiccano Capo Verde, Mauritius e Seychelles.

Conseguenze politiche e sociali

La recessione economica, a sua volta, avrà inevitabili conseguenze negative sulla stabilità sociale e sulla lotta alla povertà: la crisi alimentare è un pericolo molto reale per i territori che hanno già a che fare con i violenti conflitti determinati da lotte interetniche e dall’avanzata militare jihadista. L’indebolimento dei governi e l’incrinarsi della stabilità sociale costituiscono un terreno fertile per l’evolversi dei conflitti a favore di chi vorrà imbracciare le armi, andando a minacciare i processi di democratizzazione intrapresi da diversi Paesi del continente. Il rischio principale è che la diffusione del Covid-19 favorisca quello che diversi osservatori hanno già definito pandemic backsliding, ossia uno scivolamento autoritario che potrebbe portare a un ulteriore consolidamento dei regimi dittatoriali. Nel 2020, inoltre, in circa sedici Paesi africani erano previste elezioni e ciò è causa di un grande dilemma per i governi di tali Paesi che devono decidere se privilegiare il processo di democratizzazione o la protezione della salute pubblica. È meglio mandare gli elettori alle urne o sospendere le elezioni, e quindi anche il diritto di andare a votare, per tutelare la salute delle popolazioni? Non tutti i Paesi hanno preso la stessa decisione: la leadership etiope per esempio ha deciso di rimandare le elezioni, previste per il mese di agosto, a data da destinarsi, mentre in Burundi, Mali, Guinea e Malawi la popolazione si è comunque recata alle urne, anche se la partecipazione è stata piuttosto bassa.

Ad oggi non è possibile prevedere se l’Africa sarà in grado di rialzarsi in breve tempo e ciò non dipende solamente dall’Africa stessa, ma anche dalla comunità internazionale e dalla quantità di aiuti che deciderà di mettere in campo. Il continente africano necessita sia di aiuti immediati in ambito sanitario come finanziamenti e invio di equipaggiamento e di materiale medico, sia di aiuti volti a sostenerne lo sviluppo economico nel medio e lungo termine. La Repubblica Popolare Cinese, dove il Covid-19 è nato, si è subito attivata nell’invio di materiale medico (mascherine, guanti, dispositivi di protezione individuale, respiratori) e diversi donatori multilaterali hanno già messo in campo diverse tipologie di aiuti tra cui prestiti agevolati stanziati da Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale, mentre i membri del G20 hanno optato per il congelamento fino a fine anno del pagamento del debito da parte dei Paesi africani. Si tratta, naturalmente, di iniziative di supporto molto importanti, che tuttavia non sono sufficienti e necessitano di essere implementate.

 

Bibliografia:

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Epicentro, Pandemica COVID-19 in Africa: le insidie del lockdown, 2020, https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sars-cov-2-africa-insidie-lockdown

Camillo Casola, Covid-19 and elections in Africa: trade-off between democracy and public health, ISPI, 2020, https://www.ispionline.it/en/pubblicazione/covid-19-and-elections-africa-trade-between-democracy-and-public-health-26521

L’Africa ai tempi del Coronavirus, ISPI Express, Podcast, 2020, https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/ispi-express-il-nuovo-podcast-sul-mondo-ai-tempi-del-coronavirus-25549

Lo Stato Islamico ai tempi del Coronavirus, ISPI Express, Podcast, 2020, https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/ispi-express-il-nuovo-podcast-sul-mondo-ai-tempi-del-coronavirus-25549

L. Quaglio, W. Preiser, G. Putoto, Covid-19 in Africa, Public Health, 2020, https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7245311/

 

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