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La violenza sui minori in Giappone: un dibattito ancora recente. Numeri sommersi e l’impatto del coronavirus

Marta Barbieri

L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce “violenza sui minori” ogni forma di abuso commesso ai danni di persone di età inferiore ai 18 anni, sia esso compiuto da genitori o caregivers, compagni di scuola, partner romantici o estranei. Si riferisce al maltrattamento fisico o emotivo, all’abuso sessuale, al neglect (cioè la trascuratezza, la mancanza di attenzione nei confronti dei bisogni primari di un bambino, generalmente da parte dei caregivers).[1]

La violenza sui minori è molto diffusa. Bambini affetti da disabilità o malattie come HIV e AIDS, bambini che vivono in estrema povertà, bambini che vivono in istituti di cura, e bambini separati dalle loro famiglie o dalle loro case, come migranti, rifugiati e richiedenti asilo, sono quelli maggiormente a rischio. L’orientamento sessuale, l’identità di genere e l’appartenenza a un gruppo sociale o etnico marginalizzato sono altri fattori che aumentano le possibilità che un bambino subisca abusi.[2]

La maggior parte delle violenze resta però nascosta: i dati citati da Save the Children mettono in evidenza come il 90% degli abusi sui minori avvenga all’interno delle mura domestiche, e spesso non venga denunciato.[3] Ciò rischia di cronicizzare i danni, fisici e psicologici, subiti dalle vittime: le conseguenze possono ripercuotersi sulla loro salute e sul loro benessere per il resto della loro vita. Ferite fisiche, malattie sessualmente trasmissibili, ansia, depressione, pensieri suicidi, gravidanze indesiderate, persino la morte. È stato dimostrato anche come lo stress tossico associato alle violenze subite durante l’infanzia possa danneggiare permanentemente lo sviluppo cognitivo del bambino. Conseguenze a lungo termine includono lo sviluppo di atteggiamenti aggressivi e anti-sociali, di abuso di sostanze, di comportamenti sessuali a rischio, di comportamento criminale. Non solo: i bambini cresciuti in un contesto violento hanno più probabilità di commettere le stesse violenze una volta diventati adulti e caregivers, creando una nuova generazione di vittime.[4]

Fino agli anni ’90, in Giappone si è parlato pochissimo di violenza contro i minori: fu soltanto in questo periodo che il termine 虐待 gyakutai, “abuso”, ottenne riconoscimento popolare e che si iniziò ad affrontare la questione, grazie soprattutto all’attività di Organizzazioni Non Governative. L’attivismo di queste ONG fu inizialmente accolto con scetticismo da parte del Governo, perché si riteneva che in Giappone l’abuso nei confronti dei bambini non esistesse.

In realtà, come emerse in seguito, in Giappone i casi di abuso erano presenti quanto nel resto del mondo, ma restavano nascosti. La creazione di strumenti di supporto alle vittime, come hotline telefoniche, e la collaborazione con i mass media permisero la diffusione di una nuova consapevolezza tra il pubblico generale. Così, nel 1994 il Giappone ratificò la Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e, nel 2000, venne promulgata una legislazione specifica contro la violenza sui minori, la Child Abuse Prevention Law. L’implementazione di questa legge rese più semplice per i medici riportare alle autorità casi di abuso, permise alle autorità di intervenire in casi di sospetta violenza, e fornì definizioni chiare su cosa ritenere abuso.[5] Pertanto, in un Paese come il Giappone, in cui il dibattito sulla questione è ancora recente e in cui  lo sviluppo di metodi per prevenire l’abuso e per il trattamento dei bambini vittime di abuso e delle loro famiglie è stato lento, iniziarono a essere denunciati molti casi che prima non venivano riconosciuti come problematici o restavano nascosti.

Rispetto agli altri Paesi del cosiddetto “Primo Mondo”, in Giappone i casi di abusi sessuali sono pochi. Le violenze fisiche (anche nella forma di punizioni violente) e il neglect in famiglia sono invece le forme di abuso più diffuse. La fascia di età maggiormente a rischio è quella dei bambini fino ai 6 anni di età:[6] in età prescolare i bambini sono infatti dipendenti, vulnerabili e relativamente invisibili a livello sociale.[7] Il numero dei casi in cui i bambini muoiono come conseguenza degli abusi subiti (con l’esclusione dei casi di omicidio-suicidio), nella maggior parte dei casi per mani dei genitori o dei caregivers, oscilla tra i 50 e i 100 all’anno.[8] Dal 2003, anno in cui si è iniziato a monitorare la situazione, tali morti sono avvenute per abuso fisico nel 60% dei casi, per neglect nel 30% dei casi. Le vittime avevano spesso un background simile: genitori che provenivano da un contesto violento, avendo subito a loro volte violenze da bambini, o da adulti da parte del partner; madri che avevano affrontato la gravidanza in età estremamente giovane, anche prima dei 20 anni, che mancavano di indipendenza economica ed erano sostanzialmente isolate dalla loro famiglia di appartenenza e dal contesto sociale in cui vivevano; madri che non avevano neppure ricevuto checkup prenatali.[9]

Da anni, sulla base delle prove e delle evidenze raccolte, l’Organizzazione Mondiale per la Sanità sostiene che la violenza contro i bambini sia prevenibile. Perché ciò possa essere fatto, però, è necessario prendere in considerazione uno spettro molto ampio di fattori sociali, comunitari, relazionali e individuali che aumentano i rischi di abuso, e mettere in atto le necessarie misure di sostegno, supporto e formazione a bambini, genitori, insegnanti, medici.

Nonostante appartenga al cosiddetto “primo mondo”, il Giappone non sembra essere un Paese particolarmente “child-friendly”. Soltanto nel 2020 ha esplicitamente proibito le punizioni corporali violente nei confronti dei bambini, e, nonostante ciò, un sondaggio del 2021 ha messo in evidenza come il 40% degli adulti ritenesse ancora che punizioni corporali come schiaffi e calci fossero un metodo legittimo per disciplinare i figli.[10] In Giappone non  è  previsto l’affidamento condiviso del bambino in caso di separazione dei genitori; i bambini allontanati dalle famiglie vengono affidati a istituti nell’80% dei casi, anziché a famiglie affidatarie che si occupino di loro; l’ambiente scolastico, pensato esclusivamente per gli high achievers, non è inclusivo nei confronti di bambini con difficoltà o disabilità, e ancora oggi il tasso di suicidi tra bambini e adolescenti è preoccupante; persino la tragedia nucleare di Fukushima continua ad avere un impatto negativo sui bambini, incrementando il rischio che possano essere soggetti a violenza.[11]

A partire dal 2020, anche il COVID ha avuto ripercussioni sull’incidenza della violenza domestica in generale e, più nello specifico, sulla violenza nei confronti dei minori.

Secondo quanto riportato da Save the Children, uno dei fattori di protezione importanti per contrastare gli abusi è “la creazione di una comunità forte in grado di fungere da sentinella, di offrire opportunità e servizi in grado di lavorare sulla prevenzione, la promozione di stili di vita sani e capace di promuovere attività di sensibilizzazione e supporto alle famiglie. Occorre insomma una rete sociale coesa e coerente, una comunità di cura che ponga sempre maggiore attenzione alla condizione dell’infanzia.”[12] Ovviamente, questa funzione della comunità è venuta a mancare a causa delle restrizioni agli spostamenti e alla socialità resisi necessari per contrastare la diffusione della pandemia.

Inoltre, lo stress dovuto all’incertezza nei confronti del futuro, le difficoltà economiche legate alla chiusura delle aziende o alla disoccupazione causate dal covid hanno aumentato il rischio che i genitori sfogassero la propria frustrazione esercitando violenza nei confronti dei bambini, con cui si trovavano a trascorrere molto più tempo che in passato. Al tempo stesso, molti genitori hanno espresso riluttanza ad accettare le visite domestiche degli assistenti sociali, per paura della diffusione dei contagi da coronavirus: per gli assistenti sociali è stato quindi difficile verificare che i bambini da loro monitorati vivessero in condizioni di sicurezza, e molti casi di abuso sono rimasti nascosti. Anche la chiusura delle scuole e la limitazione dei contatti dei bambini con altre persone ha contribuito a “nascondere” molti casi.

È probabile che sia per questo motivo che, anche se il numero di casi di abuso di minore nel 2021 è stato il più alto che si sia mai registrato in Giappone,  il tasso di crescita del fenomeno sia stato sostanzialmente più basso tra il 2020 e il 2021 (1%) di quanto fosse avvenuto dal 2019 al 2020 (8.9%).[13]

Per affrontare in modo risolutivo il problema della violenza contro i minori, bisogna agire in due direzioni: prevenzione e protezione dovrebbero essere obiettivi da sviluppare, se non in modo congiunto, almeno parallelamente. Ciò significa coinvolgere professionisti in tutti i settori che riguardano i fattori di rischio. Questi settori sono numerosi: ad esempio gruppi per la pianificazione familiare, servizi sanitari per la riproduzione umana, servizi assistenziali per l’infanzia, servizi territoriali per la comunità, enti di controllo per le dipendenze da alcool e droga, programmi dedicati alla violenza contro le donne, e così via. È importante che le attività di tutti questi specialisti siano coordinate da un ente specifico che faccia da riferimento, evitando che gli sforzi compiuti restino isolati e ottengano, di conseguenza, solo risultati parziali.[14] Il Giappone ha iniziato a rendersi conto del problema: al momento, le politiche governative relative al welfare e all’istruzione dei bambini sono divise tra diverse agenzie e ministeri governativi, e manca una istituzione che coordini le attività di tutti questi enti. Ciò rende difficile affrontare i problemi in modo integrato e funzionale. Dall’anno fiscale 2023, però, il Giappone progetta di istituire una Agency for children and family affairs: la nuova agenzia sarà controllata direttamente dal Primo Ministro, e avrà l’autorizzazione ministeriale per emettere raccomandazioni ad altri Ministeri o agenzie.[15]

In conclusione, in Giappone il dibattito sulla violenza contro i minori è relativamente recente: per questo motivo, anche le strategie per contrastare questa problematica si stanno ancora, faticosamente, sviluppando. Fino agli anni ’90, si riteneva che nel Paese non esistessero gli abusi contro i bambini: in realtà, è emerso che la maggior parte dei casi restava nascosta. Con gli anni, si è acquisita consapevolezza riguardo a questa tematica. In Giappone sono particolarmente preoccupanti i numeri relativi agli abusi fisici e al neglect. Il coronavirus ha avuto un impatto sul numero di casi verificatisi nel Paese: da un lato, molti casi non sono stati scoperti, a causa delle restrizioni alla socialità imposti dalla lotta alla diffusione del virus. Nonostante ciò, nel 2020 il numero di abusi registrati in Giappone è stato il più alto mai evidenziato.

Il Governo, avendo ratificato la Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia, si è posto come obiettivo quello di sviluppare un Piano di Azione Nazionale per porre fine alla violenza contro i bambini. Innanzitutto, ci si propone di implementare ulteriormente le misure già esistenti: nel giugno 2019 il Giappone ha reso esecutiva una legge per emendare il Child Welfare Act e altre leggi rilevanti, così da rafforzare le misure volte a prevenire l’abuso di minori e da proibire esplicitamente le punizioni corporali, che erano ancora accettate all’interno della società.[16] Al momento, però, in Giappone manca un ente che abbia l’autorità per coordinare le attività portate avanti singolarmente dalle singole agenzie e Ministeri che si occupano di tutti gli aspetti che vanno a impattare sulla tutela dei bambini dagli abusi. Uno dei progetti più ambizioni attualmente al tavolo dei legislatori e del Governo è la creazione di una Agenzia specifica, che risponderà del suo operato direttamente al Primo Ministro, e che avrà come ruolo quello di coordinare tutte le attività volte ad agire sulla prevenzione e sulla protezione dei bambini.

 

[1]     Violence against children, World Health Organization, 8 giugno 2020, https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/violence-against-children

[2]     Violence against children. No violence against children is justifiable. All violence against children is preventable, UNICEF, https://www.unicef.org/protection/violence-against-children

[3]     Maltrattamento infantile: quali sono le forme di violenza, Save the Children, 30 ottobre 2021, https://www.savethechildren.it/blog-notizie/maltrattamento-infantile-quali-sono-le-forme-di-violenza

[4]     Violence against children. No violence against children is justifiable. All violence against children is preventable, UNICEF

[5]     Child Abuse in Japan: Current problems and future perspectives, Makiko Okuyama, 2006, https://www.med.or.jp/english/pdf/2006_11%2B/370_374.pdf

[6]     Japan hit by a huge rise in child abuse, Dominic Al-Badri, The Guardian, 27 giugno 2006, https://www.theguardian.com/world/2006/jun/27/japan#:~:text=Physical%20cruelty%20was%20the%20most,comprising%203.1%25%20of%20the%20total.

[7]     Prevenire il maltrattamento sui minori, Alexander Butchart et al., World Health Organization, 2006, https://apps.who.int/iris/bitstream/handle/10665/43499/9241594365_ita.pdf

[8]     More than Just Monsters: The Social Factors Behind Parental Child Abuse in Japan, Haru Sugiyama, 14 settembre 2018,   https://www.nippon.com/en/currents/d00431/

[9]     Child-abuse cases topped 200,000 in Japan in fiscal year to March 2021, The Japan Times, 27 agosto 2021, https://www.japantimes.co.jp/news/2021/08/27/national/child-abuse-cases-japan/

[10]  Survey: 41% OK with corporal punishment against children, Atsuko Hatayama, The Asahi Shinbun, 26 marzo 2021, https://www.asahi.com/ajw/articles/14305228

[11]  Committee on the Rights of the Child examines the Report of Japan, Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, 17 gennaio 2019, https://www.ohchr.org/en/statements/2019/01/committee-rights-child-examines-report-japan

[12]  Maltrattamento infantile: quali sono le forme di violenza, Save the Children

[13]  Japan’s child abuse growth rate slowing, but pandemic may be obscuring cases, The Mainichi, 3 febbraio 2022, https://mainichi.jp/english/articles/20220203/p2a/00m/0na/007000c

[14]  Prevenire il maltrattamento sui minori, Alexander Butchart et al.

[15]  New agency aims to offer seamless support for children in Japan, The Japan Times, 24 marzo 2022

[16]  Pledge by Japan, celebrating 30 years of the Convention on the Rights of the Child, OHCHR, https://www.ohchr.org/en/treaty-bodies/crc/celebrating-30-years-convention-rights-child/pledge-japan

 

(Featured image source: Wikimedia commons)