Le Filippine nella competizione strategica USA–Cina: implicazioni geoeconomiche, rischi geopolitici e opportunità per l’Unione Europea e per l’Italia
-Matteo Forlani-
Introduzione
Negli ultimi anni le Filippine sono emerse come uno degli snodi più sensibili dell’Indo-Pacifico, regione che rappresenta il nuovo baricentro geoeconomico e geostrategico del sistema internazionale. Il Paese vive contemporaneamente una fase di espansione economica sostenuta e un’escalation delle tensioni marittime con la Cina, la cui assertività nel Mar Cinese Meridionale mette a rischio non solo la sovranità di Manila, ma anche la stabilità delle rotte commerciali globali. Allo stesso tempo, la transizione da una politica di appeasement verso Pechino a una postura più assertiva e più allineata agli Stati Uniti evidenzia un reindirizzamento significativo della politica estera filippina, con implicazioni profonde per gli equilibri regionali. Per l’Unione Europea, e per l’Italia in particolare, comprendere la traiettoria filippina è essenziale. La regione indo-pacifica è fondamentale per la sicurezza economica dell’Europa. Una percentuale rilevantissima del commercio europeo transita attraverso il Mar Cinese Meridionale, mentre settori cruciali come l’energia, la cantieristica e l’industria tecnologica dipendono dalla stabilità delle catene di approvvigionamento asiatiche. Le Filippine, poste al crocevia tra il Pacifico e l’Asia continentale, svolgono un ruolo chiave nella sostenibilità di questo equilibrio. Questo articolo analizza la posizione delle Filippine attraverso una prospettiva integrata che combina sicurezza, politica interna, geoeconomia e relazioni internazionali. Si esaminano le trasformazioni nella politica di sicurezza del Paese, la dimensione economica e industriale, le tensioni interne che condizionano la politica estera di Marcos Jr., l’importanza della diaspora come risorsa e vulnerabilità, il ruolo cruciale del Paese nelle dinamiche relative a Taiwan e infine le opportunità e i vincoli che tali dinamiche generano per l’Unione Europea e per l’Italia.
Le Filippine tra Stati Uniti e Cina: la dimensione strategica
La posizione delle Filippine nel sistema regionale non può essere compresa senza considerare la rilevanza del Mar Cinese Meridionale. Questa area marittima è al centro di una rivalità crescente tra Cina e Stati Uniti, rappresentando una delle zone più contese del pianeta. La Cina rivendica oltre l’80 per cento delle acque attraverso la cosiddetta “linea dei nove tratti”, affermando diritti storici privi di fondamento secondo il diritto internazionale. La sentenza della Corte arbitrale del 2016, promossa dalle Filippine, ha chiarito che tali rivendicazioni non sono valide. Pechino, tuttavia, ha ignorato il verdetto, intensificando attività di pattugliamento, militarizzando isole artificiali e adottando una strategia di coercizione marittima che combina mezzi militari, paramilitari e tattiche di zona grigia. Di fronte a questa pressione crescente, le Filippine hanno progressivamente rivisto la loro politica estera. Il mandato di Rodrigo Duterte aveva rappresentato un tentativo di avvicinamento alla Cina, motivato dall’obiettivo di beneficiare di investimenti infrastrutturali e ridurre la dipendenza dalla sicurezza americana. Tuttavia, l’appeasement non ha portato benefici concreti: la Cina non ha attenuato le sue attività coercitive e gli investimenti promessi non si sono materializzati. L’ascesa al potere di Ferdinand Marcos Jr. ha segnato un cambiamento netto. La serie di incidenti marittimi avvenuti tra il 2022 e il 2024 ha reso evidente che Pechino non considerava l’approccio accomodante di Duterte un incentivo sufficiente a ridurre la propria assertività. Di conseguenza, Marcos ha ricostruito un rapporto stretto con Washington, ampliando in modo significativo l’Enhanced Defense Cooperation Agreement (EDCA), che ora consente agli Stati Uniti l’accesso a nove basi strategiche nel Paese. La scelta è altamente significativa perché tra le nuove basi figura una serie di installazioni nel nord di Luzon, a ridosso dello Stretto che separa le Filippine da Taiwan. La vicinanza geografica rende Manila un potenziale attore chiave in qualsiasi scenario di crisi nello Stretto di Taiwan, con implicazioni strategiche e politiche di vasta portata. La Cina percepisce questa cooperazione come una minaccia diretta ai propri interessi strategici. Il governo cinese ha denunciato l’espansione dell’EDCA come un tentativo di Washington di costruire un’“infrastruttura per il contenimento”, e gli incidenti navali nel Mar Cinese Meridionale hanno mostrato come Pechino sia disposta a impiegare un ampio ventaglio di strumenti coercitivi per dissuadere Manila dal consolidare l’intesa con gli Stati Uniti.
Il fattore Taiwan: la posizione filippina in un possibile scenario di conflitto
Uno dei motivi principali per cui le Filippine sono divenute una priorità strategica per gli Stati Uniti è la loro vicinanza geograficac a Taiwan. Lo Stretto di Luzon, che separa le due isole, rappresenta uno dei corridoi marittimi e aerei più importanti per le operazioni militari statunitensi e cinesi. In caso di conflitto nello Stretto di Taiwan, le Filippine diventerebbero inevitabilmente coinvolte, anche contro la propria volontà, in quanto rappresentano un potenziale hub logistico per le operazioni americane e un teatro secondario di operazioni navali. Marcos Jr. è consapevole di questa vulnerabilità. La scelta di rafforzare l’alleanza con gli Stati Uniti ha implicazioni che vanno oltre il contenimento cinese nel Mar Cinese Meridionale. Essa trasforma Manila in un attore di primo piano nella deterrenza regionale verso la Cina, ma allo stesso tempo espone il Paese al rischio di rappresaglie diplomatiche, economiche e, in casi estremi, militari. Il dibattito interno filippino riflette questa ambivalenza. Da un lato, l’opinione pubblica percepisce la Cina come una minaccia alla sovranità nazionale; dall’altro, molti settori della classe politica e imprenditoriale temono che un appoggio troppo marcato agli Stati Uniti possa trascinare il Paese in un conflitto non scelto. La gestione di questo equilibrio sarà una delle sfide più delicate per la politica estera filippina nei prossimi anni.
Geoeconomia filippina: crescita sostenuta e nuove vulnerabilità
Parallelamente alle dinamiche geopolitiche, le Filippine stanno attraversando una fase di crescita economica robusta. Con un PIL in aumento del 5,6 per cento nel 2023 e una previsione di crescita stabile nel 2024, il Paese sta attirando l’attenzione degli investitori internazionali. La struttura demografica giovane, il dinamismo del mercato del lavoro e la forte domanda interna contribuiscono a creare un contesto macroeconomico favorevole. Le rimesse della diaspora filippina svolgono un ruolo determinante. Quasi il 9 per cento del PIL deriva dalle somme inviate dai lavoratori all’estero, con una presenza significativa nelle economie del Golfo, negli Stati Uniti, in Canada e in varie parti dell’Asia orientale. Questo flusso di risorse ha un duplice effetto: sostiene milioni di famiglie e alimenta consumi interni, ma espone il Paese a vulnerabilità esterne. Una crisi geopolitica in Medio Oriente, un rallentamento dell’economia cinese o un peggioramento delle relazioni con un Paese ospitante potrebbe avere effetti immediati e significativi sull’economia filippina. La diaspora, inoltre, rappresenta una forma peculiare di soft power: la presenza capillare di lavoratori filippini nel mondo contribuisce alla proiezione internazionale del Paese, ma allo stesso tempo crea un legame di dipendenza economica che può essere strumentalizzato in contesti di tensione internazionale. Il settore dei semiconduttori rappresenta un’altra dimensione essenziale della geoeconomia filippina. Circa il 60 per cento delle esportazioni proviene dal comparto elettronico, e il Paese si sta affermando come hub per le fasi di assemblaggio e testing nella catena globale dei semiconduttori. Le Filippine stanno ora valutando la possibilità di costruire una fabbrica di chip in cooperazione con gli Stati Uniti, mossa che rafforzerebbe ulteriormente la loro posizione nel contesto del friendshoring occidentale. Tuttavia, per competere con economie come Vietnam o Malesia, Manila avrà bisogno di investire pesantemente in formazione STEM, infrastrutture e attrazione di investimenti esteri. Le infrastrutture restano una criticità significativa. La complessità geografica dell’arcipelago rende costoso e difficile sviluppare una rete efficiente di trasporti e logistica. Il governo Marcos ha avviato un’ambiziosa agenda infrastrutturale che prevede il rinnovamento di aeroporti e strade, ma gli investimenti necessari sono ingenti e il progresso è disomogeneo. Parallelamente, la fragilità politica interna rappresenta un rischio per la stabilità economica. Le tensioni tra la famiglia Marcos e la famiglia Duterte, acuite nel 2023 e nel 2024, hanno dato origine a un clima di conflittualità politica che complica la capacità del governo di attuare riforme strutturali. Questa frattura non è solo personale, ma riflette divergenze profonde sulla direzione della politica estera del Paese: Duterte, durante il suo mandato, aveva promosso un orientamento più accomodante verso la Cina, mentre Marcos ha adottato una strategia più assertiva e orientata agli Stati Uniti. Il conflitto tra le due élite politiche potrebbe quindi minare la coerenza della strategia nazionale nel lungo periodo.
L’ASEAN tra frammentazione e ricerca di autorevolezza
Le Filippine non operano in un vuoto regionale; il loro posizionamento si inserisce in un mosaico complesso di relazioni diplomatiche e conflitti di interesse. L’ASEAN, da sempre promotrice del principio di centralità regionale, appare oggi incapace di affrontare in modo efficace la crescente assertività cinese. Le divisioni interne sono profonde: Paesi come Cambogia e Laos sono fortemente influenzati economicamente da Pechino, mentre Vietnam e Filippine percepiscono la Cina come una minaccia diretta alla loro sovranità territoriale. Questa divergenza di interessi impedisce all’organizzazione di sviluppare una politica unitaria sulle dispute marittime. La difficoltà dell’ASEAN di agire come attore coeso spinge gli Stati più minacciati a cercare sostegno al di fuori del quadro regionale. Da qui la crescente cooperazione tra Filippine, Giappone, Australia e Stati Uniti, che potrebbe nel lungo periodo ridisegnare gli equilibri di sicurezza dell’area. La progressiva istituzionalizzazione di questi partenariati — alcuni dei quali includono accordi di accesso reciproco alle basi e cooperazione tecnologica dual-use — potrebbe contribuire a un indebolimento della centralità dell’ASEAN e a una maggiore polarizzazione geopolitica.
L’Unione Europea e l’Italia nell’Indo-Pacifico
La crescente centralità dell’Indo-Pacifico ha portato l’Unione Europea a elaborare nel 2021 una strategia dedicata alla regione, riconoscendo la necessità di tutelare la libertà di navigazione, rafforzare le catene di approvvigionamento e promuovere la stabilità in un’area sempre più al centro della competizione globale. L’UE ha intensificato il dialogo strategico con l’ASEAN e ha fornito sostegno alla sentenza del 2016, ponendosi come difensore dell’ordine internazionale basato sulle regole. Le Filippine rappresentano per l’Europa un partner ideale in questo contesto. Manila condivide l’interesse europeo per la stabilità del diritto del mare e per la sicurezza delle rotte commerciali. Inoltre, la prospettiva di cooperazioni nel settore dei semiconduttori, nella sicurezza marittima e nella modernizzazione delle infrastrutture apre la strada a un coinvolgimento europeo più significativo. Per l’Italia, l’impegno nell’Indo-Pacifico non è più una strategia opzionale. L’economia italiana, altamente integrata nelle catene globali del valore, soffrirebbe drasticamente in caso di crisi nel Mar Cinese Meridionale. Le rotte energetiche e commerciali che interessano il Paese passano in larga misura per la regione, e Roma ha interesse diretto a sostenere iniziative che garantiscano stabilità e apertura dei mari. Le industrie italiane nel settore della difesa e nella cantieristica potrebbero svolgere un ruolo importante nella modernizzazione navale delle Filippine, mentre l’impegno diplomatico e tecnico-scientifico italiano all’interno dell’UE potrebbe contribuire a definire una risposta europea più coerente alle tensioni indo-pacifiche.
Conclusioni
Le Filippine rappresentano oggi uno dei Paesi più strategicamente rilevanti dell’Indo-Pacifico. La combinazione di crescita economica, vulnerabilità geopolitica e ruolo centrale nelle catene di approvvigionamento globali rende il loro posizionamento internazionale particolarmente delicato. La competizione tra Stati Uniti e Cina, l’importanza strategica dello Stretto di Luzon, la dipendenza dalle rimesse e la complessa politica interna rappresentano fattori che influenzeranno profondamente le scelte di Manila nei prossimi anni. Per l’Unione Europea e l’Italia, il coinvolgimento nelle dinamiche dell’Indo-Pacifico è ormai una necessità. La stabilità del Mar Cinese Meridionale è direttamente collegata alla sicurezza economica europea. Le Filippine costituiscono quindi un partner chiave per promuovere un ordine regionale basato sulle regole, rafforzare la sicurezza marittima e sostenere lo sviluppo di catene di approvvigionamento resilienti. In un mondo sempre più caratterizzato dalla competizione tra grandi potenze, l’Italia ha l’opportunità di consolidare la propria presenza internazionale contribuendo alla stabilità dell’Indo-Pacifico. Le Filippine, come attore emergente e strategicamente indispensabile, rappresentano un punto di accesso privilegiato a questa regione in trasformazione. Il loro ruolo, destinato a crescere nel XXI secolo, richiede una comprensione profonda e strategie articolate: questo articolo intende offrire una base analitica solida per tale riflessione.
Bibliografia
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(Featured image source: Unsplash RJ Joquico)
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