LA PRESENZA CINESE NEL CORNO D’AFRICA: IL CASO DELL’ETIOPIA

LA PRESENZA CINESE NEL CORNO D’AFRICA: IL CASO DELL’ETIOPIA

Irene Ferri 

 

  1. Nascita e sviluppo delle relazioni sino-etiopi

La Repubblica Federale Democratica d’Etiopia, meglio conosciuta come Etiopia, è situata nel cuore del Corno d’Africa, area in cui la presenza cinese con il passare del tempo diventa sempre più forte.

Il 24 novembre 1970 il governo della Repubblica Popolare Cinese (RPC) e il governo etiope rilasciarono un comunicato che sancì definitivamente l’inizio delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi e nei decenni successivi furono molte le visite ufficiali che videro protagonisti i capi di stato. Tuttavia, una reale crescita e un reale rafforzamento di tali relazioni vi furono solamente a partire dal 1991, in seguito all’ascesa politica dell’Ethiopian People’s Revolutionary Diplomatic Front (EPRDF) e alla caduta del regime Mengistu.

La visita ufficiale dell’allora Primo ministro etiope Meles Zenawi in Cina nell’ottobre 1995 determinò il rafforzamento delle relazioni tra Etiopia e Cina. Dalla creazione di un Forum sulla cooperazione Cina-Africa (FOCAC) nel 2000, i rapporti diplomatici, politici ed economici tra i due Paesi divennero sempre più stretti e l’Etiopia assunse agli occhi cinesi una posizione privilegiata rispetto ad altri Paesi della regione del Corno d’Africa. Nel 2006 Meles Zenawi, in un discorso alla nazione, sostenne la necessità non tanto di combattere il colonialismo, quanto di combattere la povertà e l’arretratezza per poter ottenere l’indipendenza economica. Inoltre, egli affermò che, per superare gli ostacoli presenti e futuri che avrebbero potuto impedire il raggiungimento degli obiettivi etiopi, sarebbe stato assolutamente necessario accogliere l’aiuto di Paesi “amici”, tra i quali spicca la Cina. In quest’ottica quindi l’Etiopia vede nella Cina un’alternativa agli Stati europei che in passato avevano cercato di imporre il proprio dominio nella regione.

Dal punto di vista etiope i rapporti con la Cina contribuiscono al raggiungimento di obiettivi molto ambiziosi nell’ambito dello sviluppo e della riduzione della povertà che, ancora oggi, affligge la maggior parte della popolazione. Pechino è un partner con cui è possibile condividere informazioni, esperienza e assistenza tecnica allo sviluppo. L’Etiopia ammira la Cina in quanto essa rappresenta un modello di sviluppo da seguire, grazie soprattutto ai profondi cambiamenti che il Paese di Mezzo ha vissuto dalla seconda metà degli anni ‘70 in poi.

Allo stesso tempo, la Cina ritiene necessario instaurare rapporti proficui e duraturi con Addis Abeba che sia per la sua posizione strategica, sia per il fatto di essere la sede dell’Unione Africana, della Commissione Economica africana e di altri organi della Nazioni Unite viene definita in modo informale la “capitale dell’Africa”.

Un altro fattore rilevante alla base del rafforzamento delle relazioni sino-etiopi è la necessità per la Cina di vendere i propri prodotti su mercati stranieri, al fine di scongiurare il pericolo di eccesso di offerta che potrebbe causare un’eccessiva riduzione dei prezzi in molti settori del mercato cinese. L’Etiopia, così come l’Africa in generale, può portare vantaggi al partner cinese non solo in termini di investimenti, opportunità e guadagno: essa è, infatti, un ottimo “trampolino di lancio” per i prodotti di compagnie cinesi non ancora pronte a penetrare mercati già sviluppati e che, per questo motivo, preferiscono lanciare i loro prodotti in mercati poco competitivi.

L’ultimo, ma non meno importante, elemento che rende l’Etiopia un ottimo partner per Pechino è l’adesione alla “One China policy”, ovvero la convinzione, condivisa dalla leadership etiope, che esista una sola Cina di cui Taiwan è parte integrante.

  1. Relazioni economiche e commerciali

In ambito economico e commerciale le relazioni sino-etiopi sono costruite sulla base della forte necessità dell’Etiopia di costruire infrastrutture di ogni tipo e sulla base della carenza cinese di materie prime che deve necessariamente importare da partner commerciali stranieri. Allo stato attuale, nonostante le relazioni tra i due Paesi siano in costante sviluppo e rafforzamento, permane un forte disequilibrio dovuto al gap tecnologico, infrastrutturale ed economico che separa i due partner. La bilancia pende fortemente a favore della Cina e il governo etiope ha posto tra gli obiettivi a lungo termine proprio la riduzione delle distanze da Pechino, principalmente attraverso industrializzazione e sviluppo agricolo.

Nel 2006 Pechino è diventata il maggior partner commerciale di Addis Abeba. Sintomo di questo rafforzamento delle relazioni economiche tra i due Paesi è sicuramente il costante aumento delle importazioni e la crescente dipendenza del mercato etiope da tali importazioni. L’Etiopia importa prevalentemente macchinari, prodotti elettronici, beni di consumo, farmaci, materiali edili e indumenti ed esporta prodotti quali caffè, pelli, materiale tessile e grano. Un settore dell’industria etiope che, ad oggi, dipende completamente dalle esportazioni verso la Cina è il settore calzaturiero.

Come affermato precedentemente, l’Etiopia e la maggior parte dei Paesi africani, necessitano di grandi investimenti nel settore delle infrastrutture ed è proprio il grande contributo che la Cina dà a tale settore, non solo in termini economici, a rendere ancora più importante la sua presenza nel Corno d’Africa. Circa il 60% dei progetti infrastrutturali realizzati nella capitale, a cui si aggiungono la linea ferroviaria che collega Addis-Abeba e Gibuti, le linee tramviarie, ponti, autostrade e dighe, sono realizzati quasi esclusivamente da imprese cinesi. La cooperazione sino-etiope ha contribuito alla modernizzazione dell’aeroporto di Addis Abeba e alla costruzione di una rete ferroviaria di circa 5060 km che si prevede di ultimare entro il 2020. Lo scopo di questa linea ferroviaria, che risulta essere uno dei progetti etiopi più ambizioni fino ad oggi, è quello di mettere in comunicazione 49 città e di collegare in modo efficiente l’Etiopia con Sudan, Kenya e Gibuti. Le ragioni per cui Addis-Abeba decide di rivolgersi a Pechino sono le condizioni di finanziamento vantaggiose e la rapidità nell’esecuzione dei progetti, talvolta a discapito della qualità delle opere realizzate.

La Cina è ampiamente attiva anche nel settore delle telecomunicazioni: ZTE (Zhongxing Telecomunication Equipment) è presente in Etiopia dal 1996. Dopo aver dominato il mercato per circa dieci anni, nel 2006 ha stretto un accordo con l’Ethiopian Telecommunication Corporation che ha reso possibile la modernizzazione delle telecomunicazioni etiopi permettendo sia agli abitanti delle grandi città, che a coloro che risiedono in zone rurali, di poter utilizzare telefoni cellulari.

Durante numerosi FOCAC, l’assistenza cinese allo sviluppo africano si è intensificata. Ad oggi, però, l’Etiopia rimane uno dei pochi Paesi africani a beneficiare di aiuti concreti da parte di Pechino, che solo recentemente ha deciso di investire nel settore degli aiuti umanitari. In tale settore l’assistenza si concentra prevalentemente nel settore sanitario per la costruzione di ospedali e nel settore dell’agricoltura attraverso la realizzazione di sistemi di irrigazione. Il fatto che la presenza cinese nell’ambito della cooperazione allo sviluppo non sia una presenza forte è dovuto al ruolo che giocano i cosiddetti “donatori tradizionali” (tra cui spiccano Unione Europea e Stati Uniti) e alla win-win strategy che predilige la cooperazione rispetto ai tradizionali aiuti e finanziamenti. Tuttavia, si stima che gli investimenti di Pechino nell’ambito dell’assistenza allo sviluppo possano raggiungere ben presto la quantità di quelli europei.

  1. Difficoltà e sfide

Non vi è dubbio che, dal 1991, lo sviluppo delle relazioni bilaterali sino-etiopi abbia subito una forte accelerazione. Ciò nonostante non mancano le difficoltà e le sfide che entrambi i Paesi devono affrontare.

In primo luogo, vi è un forte squilibrio per quanto riguarda le relazioni in ambito prettamente economico e commerciale, poiché come mostrano i grafici 1 e 2[1], vi è una netta differenza tra le esportazioni cinesi di cui l’Etiopia beneficia e le esportazioni di prodotti che dall’Etiopia raggiungono la Cina. Questa disuguaglianza a lungo andare potrebbe replicare le relazioni asimmetriche che l’Africa ha sempre avuto con i Paesi occidentali da cui Pechino, invece, afferma di voler prendere le distanze.

Grafico 1

Grafico 2

In secondo luogo, la vendita di prodotti cinesi quali abbigliamento, prodotti industriali ed elettronici sul mercato etiope ha portato un aumento dell’offerta e un conseguente abbassamento dei prezzi. Le aziende etiopi, trovandosi in competizione con le aziende cinesi che esportano in Africa i loro prodotti, vengono a poco a poco escluse dal mercato, poiché non sono in grado di competere con i prezzi bassi cinesi. Inoltre, la vendita di prodotti a basso prezzo e di scarsa qualità a lungo andare potrebbe indebolire e danneggiare i beni e i servizi offerti alla popolazione etiope.

Nel settore delle infrastrutture la Cina gioca un ruolo fondamentale, in quanto più del 60% delle opere pubbliche realizzate in Etiopia sono state realizzate esclusivamente da imprese cinesi grazie a finanziamenti cinesi. Così facendo, però, le imprese cinesi si sostituiscono alle imprese locali danneggiandole irrimediabilmente.

Inoltre, dal punto di vista politico, Cina ed Etiopia seguono due ideologie differenti: se l’Etiopia ha avviato un importante processo di democratizzazione, la Cina rimane un Paese socialista, come afferma la Costituzione entrata in vigore nel 1982[2]. Proprio per questo motivo la Cina, a differenza degli stati occidentali, non contempla la promozione della democrazia tra gli obiettivi da raggiungere per garantire un adeguato sviluppo dei Paesi africani e questo atteggiamento potrebbe avere delle conseguenze negative non indifferenti sul processo di democratizzazione etiope.

  1. Conclusioni

Il presente lavoro mostra come le relazioni sino-etiopi, prevalentemente riguardanti l’ambito economico e commerciale, siano ancora oggi in costante evoluzione, anche grazie alla Belt and Road Initiative: l’Etiopia è stata tra i primi Paesi africani a firmare gli accordi di cooperazione con la Cina per la realizzazione del progetto.

La presenza cinese nel Corno d’Africa sembra essere, però, “un’arma a doppio taglio”: se gli investimenti e i finanziamenti di Pechino hanno da un lato spianato la strada alla realizzazione di grandi opere infrastrutturali di cui il paese africano necessitava, dall’altro lato, la sempre più forte presenza cinese potrebbe influenzare negativamente sia il processo di democratizzazione etiope che l’andamento dell’economia nazionale e, nello specifico, condurre al fallimento di imprese locali soprattutto a causa del forte aumento delle importazioni di prodotti cinesi.

Il cambiamento di leadership ad Addis Abeba il cui nuovo primo ministro Abiy Ahmed in carica dall’aprile 2018 viene definito da molti il leader “più coraggioso e innovativo dell’Africa di oggi”, sembra non aver avuto conseguenze negative sulle relazioni che intercorrono tra i due Paesi, come testimoniato dall’esito positivo del suo incontro con il presidente della RPC Xi Jinping che ha avuto luogo nell’aprile 2019.

Bibliografia e sitografia

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CARBONE Giovanni, Leader to watch 2019: Abiy Ahmed, Primo Ministro dell’Etiopia, 27 dicembre 2018, ISPI https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/africa-leader-watch-2019-abiy-ahmed-primo-ministro-delletiopia-21909

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中华人民共和国宪法Zhonghua renmin gongheguo xianfa (Costituzione della Repubblica Popolare Cinese) http://www.npc.gov.cn/npc/xinwen/2018-03/22/content_2052489.htm

[1] I grafici mostrano l’andamento delle esportazioni dall’Etiopia alla Cina e delle importazioni dalla Cina all’Etiopia dal 2008 al 2016 in dollari americani. Fonte: Trading Economics https://tradingeconomics.com/ethiopia/imports/china, https://tradingeconomics.com/ethiopia/exports/china

[2] Art. 5 della Costituzione della Repubblica Popolare Cinese Zhonghua renin gongheguo xianfa 中华人民共和国宪法

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