Voices from the Coronavirus Pandemic: Hong Kong, Beijing and Shanghai

Voices from the Coronavirus Pandemic: Hong Kong, Beijing and Shanghai

Il “Voices from the Coronavirus Pandemic” di oggi è dedicato alle metropoli cinesi: Pechino, Shanghai e Hong Kong.

Lia (33 anni) – Italiana residente a Hong Kong SAR

hong-kong-view-intervista-orizzontinternazionali

La vista dalla finestra di Lia ad Hong Kong

Hong Kong, 22 Marzo 2020

1) Dove ti trovi e da quanto tempo vivi lì?

Vivo e lavoro a Hong Kong da 7 anni e mezzo.

2) Cosa ha fatto e cosa sta facendo il governo del tuo Paese per fronteggiare il Coronavirus? Quali sono le principali misure adottate?

Il primo caso confermato di COVID-19 all’interno del territorio di Hong Kong è stato ufficialmente annunciato il 23 gennaio 2020, esattamente un paio di giorni prima dell’inizio delle festività del Capodanno Cinese. Sono passati quasi due mesi da quando il governo locale ha deciso di adottare misure di prevenzione mirate a contenere la diffusione del COVID-19.

ll 25 gennaio il governo di Hong Kong ha dichiarato l’epidemia virale come “emergenza”, il livello di allarme più elevato per la città. Sono state quindi adottate differenti misure nel tentativo di fermare la diffusione del virus, alcune di queste ancora in vigore:

  • i voli e il servizio ferroviario ad alta velocità tra Hong Kong e la Cina continentale, i servizi di traghetto e di autobus transfrontalieri sono stati sospesi e/o ridotti (seppur prese con molta rapidità, la “lentezza” – poco più di una decina di giorni! – nel prendere queste misure da parte del governo locale ha provocato malcontento e critiche diffuse);
  • il governo di Hong Kong ha chiesto a tutti i suoi dipendenti (tranne quelli che forniscono servizi essenziali e di emergenza) di lavorare da casa;
  • il Leisure and Cultural Services Department (LCSD) ha annunciato la chiusura di tutte le strutture sorvegliate dallo stesso dipartimento: tutti i musei pubblici, le biblioteche pubbliche, i teatri e i centri sportivi indoor e outdoor;
  • l’Education Bureau ha chiuso tutte le scuole materne, elementari, secondarie e speciali, invitando gli insegnanti a non sospendere i programmi scolastici e video-registrando le lezioni per gli studenti;
  • i parchi di divertimento cittadini (Hong Kong Disneyland Resort, Ocean Park Hong Kong e Madame Tussauds Hong Kong) sono stati chiusi al pubblico;
  • il governo ha messo a disposizione alcuni centri di quarantena per il pubblico e ha dichiarato obbligatoria l’osservanza di un periodo di quarantena di 14 giorni presso il proprio domicilio e/o all’interno di uno dei centri predisposti per la quarantena – a seconda dei singoli casi – per tutti gli individui che sono entrati (ed entrano) a Hong Kong dai Paesi a rischio, tra cui l’Italia;
  • a partire dal 19 marzo tutte le persone in entrata a Hong Kong sono state tenute a indossare un bracciale collegato a dispositivo GPS e app che ne monitora gli spostamenti e l’osservanza effettiva della quarantena obbligatoria;
  • messa a disposizione di fondi straordinari per supportare il settore privato, le autorità ospedaliere e i residenti permanenti.

Anche nel settore del privato sono state adottate misure di prevenzione:

  • le aziende private hanno chiesto ai propri dipendenti di lavorare da casa (home office) e/o diminuire la propria presenza negli uffici; molte aziende hanno inoltre iniziato a controllare quotidianamente la temperatura corporea di chi entrava in ufficio, fornire mascherine e prodotti igienizzanti al personale e limitare i meeting;
  • molti complessi residenziali e negozi hanno iniziato a controllare la temperatura corporea delle persone in entrata;
  • tutte le superfici di mezzi pubblici, complessi residenziali e negozi sono regolarmente igienizzate (ad esempio i corrimani delle scale mobili, i bottoni di ascensori, i tasti degli schermi dei bancomat).

La popolazione stessa, memore degli effetti devastanti della SARS nel 2003, fin da subito ha intrapreso azioni mirate a evitare la diffusione di questo nuovo virus: evitare incontri con molte persone; lavarsi le mani regolarmente; coprirsi la bocca quando si tossisce e/o starnutisce; indossare la mascherina – meglio se N95 – nei luoghi pubblici.

3) Qual è la maggior preoccupazione che traspare dai media? E dalle dichiarazioni dei governanti?

Il potere di circolazione di notizie – attendibili e non – creato dai mass media ha seminato paura e disinformazione all’interno della comunità locale e internazionale.

Video e foto prive di origine e altre fonti mediatiche fuorvianti sono state rapidamente ritenute vere da un’ampia parte del pubblico e hanno creato un’atmosfera di incertezza e preoccupazione, come hanno dimostrato gli irrazionali acquisti di merci dettati dal panico.

Per fare un esempio, non appena è stato dichiarato lo stato di “emergenza” e il lockdown quasi totale delle strutture cittadine, il panico ha attanagliato la città: gli scaffali dei supermercati sono stati ripuliti da beni di prima necessità quali disinfettanti per le mani, prodotti per la pulizia della casa, riso, spaghetti istantanei e cibo in scatola. Le maschere chirurgiche sono vendute a un prezzo cinque volte (e non solo!) maggiore rispetto all’originale.

I residenti hanno anche iniziato ad accumulare carta igienica dopo la bizzarra circolazione di voci online (fake news) secondo cui le cartiere cinesi dovevano passare alla produzione di maschere chirurgiche per far fronte alla carenza di queste nel Paese.

Essendo Hong Kong particolarmente esposta al virus a causa della sua vicinanza alla Cina continentale e del flusso giornaliero di visitatori cinesi, il governo locale ha dovuto imporre nel giro di poco tempo restrizioni per contenere l’emergenza all’interno del Paese: dopo il primo caso di COVID-19 è stato immediatamente dichiarato lo stato di emergenza.

A mio parere, a livello ufficiale il governo ha saputo tenere sotto controllo l’emergenza, sia grazie a dichiarazioni/conferenze/video diretti alla popolazione da parte dei leader politici, sia grazie alla realizzazione ad hoc di piattaforme online che consentono di monitorare l’andamento della situazione 24 ore su 24 (www.coronavirus.gov.hk) e la posizione generale di migliaia di persone in quarantena o autoisolamento.

In realtà, a livello cittadino, le decisioni prese dal Chief Executive Carrie Lam Cheng Yuet-ngor e dalla sua amministrazione per contrastare il diffondersi del COVID-19 non hanno ricevuto l’appoggio unanime della popolazione, soprattutto per quanto riguarda l’introduzione del blocco di viaggio in entrata/uscita da/per la Cina continentale: l’inasprimento del controllo di frontiera della città è arrivato solo dopo che gli operatori sanitari – alle prese con scorte limitate di prodotti ospedalieri di prima necessità – hanno iniziato uno sciopero che è durato giorni.

La causa principale di questo clima di sfiducia e di questo sentimento di incertezza da parte dei cittadini nei confronti del governo locale è sorta a partire dal giugno 2019, con lo scoppio delle proteste di massa cittadine, molto tempo prima del recente scoppio del virus.

L’epidemia è stata inoltre contenuta grazie a misure per prevenire la diffusione del virus adottate spontaneamente dalla comunità locale, “addestrata” dall’esperienza con l’epidemia di SARS: pochissime persone camminano per le strade di quella che è una delle città più densamente popolate del mondo; tutti indossano una mascherina; i servizi di trasporto pubblico sono praticamente spettrali; le stazioni dei mezzi pubblici sono fiancheggiate da poster relativi alla salute pubblica e gli annunci ripetitivi sollecitano le persone a lavarsi le mani regolarmente. Numerosi bar, ristoranti, negozi e uffici controllano le temperature dei clienti e il disinfettante per le mani gratuito è comune (lo si trova anche all’interno dei taxi!).

4) Come vivi la situazione? Qual è il sentimento prevalente?

Com’è la tua giornata tipo? Quali notizie relative all’Italia arrivano sui media del tuo Paese?

Quando il focolaio di COVID-19 è scoppiato in Cina continentale, diffondendosi poi in tutti i Paesi asiatici, non ho pensato di “scappare” da Hong Kong e fare ritorno in Italia: nonostante la situazione stesse progressivamente degenerando, soprattutto a causa delle dilaganti fake news, ho creduto che Hong Kong fosse uno dei posti più sicuri in cui rimanere, anche in caso di emergenza. La popolazione si è sempre dimostrata rispettosa e straordinariamente attenta nella prevenzione della diffusione del virus nella comunità. Non credo che altri Paesi avrebbero saputo fare di meglio.

Dopo circa un mese e mezzo, la situazione ha cominciato a normalizzarsi e i casi positivi al COVID-19 sono diminuiti drasticamente. Attraverso le misure di emergenza messe in atto e gli intensi sforzi da parte della comunità locale, tra cui il confinamento di milioni di persone in casa e l’esercizio del distanziamento sociale, pensavo che l’emergenza stesse rientrando. Purtroppo però stanno crescendo i timori di una potenziale seconda ondata di COVID-19 poiché nell’ultima settimana ci sono stati nuovi casi di persone positive al virus: con lo spostarsi dell’emergenza nel resto del mondo – soprattutto in Europa – molte persone sono rientrate a Hong Kong, importando nuovamente il virus all’interno del territorio.

Mi auguro che tutti i residenti continuino a rimanere cauti e a rispettare le misure di prevenzione adottate dalla fine di gennaio, senza abbassare la guardia. Non credo che l’emergenza sia ancora rientrata completamente, ci vorrà ancora molto tempo – e molta pazienza.

Con l’arrivo del COVID-19 e delle conseguenti restrizioni relative alla vita sociale, sostanzialmente andavo in ufficio tutti i giorni e rientravo in casa subito dopo aver terminato di lavorare, fermandomi a fare la spesa solo quando necessario.

La quotidianità è cambiata drasticamente: NO alla palestra, agli spettacoli, agli incontri con gli amici, ai meeting di lavoro, alle corse al parco, ai viaggi, ecc. Sono praticamente entrata in una sorta di auto-isolamento temporaneo. Da appena un paio di settimane avevo ripreso alcune attività a livello sporadico ma, con l’arrivo di nuovi casi, credo che limiterò nuovamente le uscite, sperando che la situazione migliori. Dal 23 marzo il mio ufficio adotterà una modalità di smart working per un paio di settimane, facilitando il contenimento del COVID-19.

All’inizio, quando il virus si stava diffondendo in Asia, ho visto una rapida e drammatica crescita di un sentimento anti-cinese in Italia: si sono diffusi comportamenti discriminatori e forme dirette di razzismo non solo verso i cinesi ma anche nei confronti delle altre comunità asiatiche, indipendentemente dal fatto che le persone attaccate – a volte anche nel senso letterale della parola – fossero mai state in Cina continentale o a Wuhan. In quel momento in Italia e in Europa il pericolo dell’arrivo del COVID-19 sembrava lontano.

Ora, seguendo sia i media locali sia quelli internazionali, leggo di notizie drammatiche circa la crescita inarrestabile della pandemia in Italia e purtroppo vedo anche immagini strazianti che egoisticamente speravo di non vedere nel mio Paese. Questo periodo è molto difficile, sono preoccupata per la tenuta del sistema sanitario e di quello economico italiani. Nonostante siano state attuate misure su tutto il territorio nazionale volte a limitare il più possibile le interazioni con gli altri per fare in modo che questo contagio rallenti, ad oggi vedo ancora una mancanza nel rispetto di tali provvedimenti da parte di numerose persone che sembrano prendere sotto gamba la pandemia.

I numerosi flash mob musicali improvvisati sui balconi di molte città italiane per reagire con un po’ di allegria all’emergenza COVID-19 mi strappano sempre un sorriso: nonostante l’Italia debba affrontare una situazione di emergenza sociale e sanitaria senza eguali, si percepisce chiaramente la forza e la tenacia dell’invito a non mollare, nonostante tutto.

Elisa (32 anni) – Italiana residente a Shanghai (PRC)

shnaghai-view-intervista-orizzontinternazionali

Vista di Shanghai dalla finestra di Elisa

Shanghai, 22 marzo 2020

1) Dove ti trovi e da quanto tempo vivi lì? 

Vivo a Shanghai da luglio 2019, precedentemente a Pechino per 7 anni.

2) Cosa ha fatto e cosa sta facendo il governo del tuo Paese per fronteggiare il Coronavirus? Quali sono le principali misure adottate?

La Cina ha adottato misure molto restrittive all’inizio dell’epidemia. Le principali misure sono mascherina obbligatoria, quarantena per gli arrivi e controllo della temperatura in tutti i locali e uffici.

3) Qual è la maggior preoccupazione che traspare dai media? E dalle dichiarazioni dei governanti?

In questo momento la preoccupazione è più per i casi importati, le quarantene sono diventate severissime, data la situazione stabile in Cina con zero casi a Wuhan da due giorni dall’inizio dell’epidemia.

4) Come vivi la situazione? Qual è il sentimento prevalente?

Com’è la tua giornata tipo? Quali notizie relative all’Italia arrivano sui media del tuo Paese?

La mia giornata inizia con una mascherina per andare in ufficio, obbligatoria su qualunque mezzo di trasporto prenda, scansione di un QR code legato ai miei dati personali all’arrivo in ufficio. Il mio ufficio si è fatto carico di comunicare all’amministrazione che tutti i dipendenti hanno passato il periodo di quarantena e quindi possono accedervi.

In ufficio si indossa la mascherina tutto il giorno e la temperatura è controllata 3 volte al giorno, registrata e mandata all’amministrazione.

Bar e ristoranti a Shanghai hanno cominciato ad aprire con orari limitati e limiti di capienza. Se si tratta di locali al chiuso, ad ogni cliente viene misurata la temperatura all’arrivo.

Mi sento molto più sicura qui che in Italia: le mie colleghe mi chiedono costantemente della situazione in Italia e sono preoccupate.

Ziyi (27 anni), Pechino

Pechino, 22 marzo 2020

1) Dove ti trovi e da quanto tempo vivi lì?

Adesso sto a Pechino dove lavoro. Sono tornato da Nanchang, dove ci sono i miei, per quaranta giorni. Praticamente la vita adesso a Pechino sta tornando alla normalità, anche se la maggior parte delle aziende richiede di lavorare da casa. Possiamo uscire e entrare da casa quando vogliamo con la tessera rilasciata dal governo; dobbiamo però usare sempre la mascherina.

2) Cosa ha fatto e cosa sta facendo il governo del tuo Paese per fronteggiare il Coronavirus? Quali sono le principali misure adottate?

Tante misure sono state adottate, per esempio:

  • Hanno rinviato l’inizio della scuola e del lavoro, prolungando le vacanze del capodanno cinese.
  • Hanno iniziato a vendere le mascherine online. Siccome quasi tutte le forniture di mascherine sono state riservate per gli ospedali, per i cittadini era quasi impossibile trovarne nelle farmacie. Con l’apertura del canale online direi che adesso la situazione è molto migliorata.
  • Dall’inizio di Febbraio hanno bloccato i viaggi per turismo verso i Paesi esteri per prevenire la trasmissione del virus.
  • Il test e il trattamento sono gratuiti per i pazienti che hanno l’assicurazione medica.
  • Il governo di Pechino (questo dipende dal governo locale) richiede a tutte le persone che arrivano da altre parti della Cina e dall’estero di stare in quarantena per 14 giorni.

Le misure prese sono tante. Ho deciso di scrivere solo quelle che mi influenzano di più.

3) Qual è la maggior preoccupazione che traspare dai media? E dalle dichiarazioni dei governanti?

Ovviamente è la situazione dell’epidemia e il suo evolversi. Il numero delle persone infette, delle persone guarite, morte, …
Poi il piano di prevenzione, come proteggersi dal virus, quali stili di vita adottare ecc.

Adesso poi, con il fatto che qui la situazione si è normalizzata e possiamo uscire e lavorare, si parla tanto della situazione all’estero.

Ogni giorno comunque il governo centrale e quelli locali organizzano una conferenza stampa. Ogni giorno i temi sono diversi, dipende molto da come si evolve la situazione.

4) Come vivi la situazione? Qual è il sentimento prevalente?
Com’è la tua giornata tipo? Quali notizie relative all’Italia arrivano sui media del tuo Paese?

Mi sentirei di dire che la situazione in Cina adesso è stabile: il numero delle persone infette e dei morti si sta riducendo. La situazione all’estero, però, è molto severa. Dai media cinesi (sia media tradizionali sia social media) mi pare di capire che gli altri Paesi (i governi e i loro cittadini), soprattutto all’inizio, non hanno dato abbastanza importanza all’epidemia. Non riescono, inoltre, ad adottare le stesse misure rigorose che abbiamo adottato qui in Cina e quindi l’epidemia si sta diffondendo velocemente.

La mia giornata per ora consiste nel lavorare da casa e uscire per fare la spesa.

Riguardo all’Italia so che:
– È il paese più grave in Europa.
– È stato chiuso il nord del Paese.
– Se all’inizio la gente non prendeva seriamente questo virus e tutti giravano liberamente ora invece hanno cominciano a seguire le richieste del governo. Ho visto dei video sui social media di italiani che cantano e suonano sui loro balconi. In Cina scherziamo dicendo che, stando a casa per un mese, siamo diventati tutti dei cuochi; gli italiani mi sembra che stiano diventano degli artisti.
– So anche che i medici italiani hanno chiesto agli ospedali cinesi come trattare il virus e che un gruppo di medici cinesi è arrivato in Italia per aiutare.