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“Asiatica”, guida a un continente in trasformazione: intervista a Marco Del Corona

L’Asia è un continente in trasformazione e “Asiatica“, scritto da Marco Del Corona ed edito da ADD Editore, è la guida giusta per comprendere i cambiamenti in atto. Si tratta di un viaggio fisico ma anche letterario e culturale attraverso il continente asiatico, alla scoperta delle tematiche meno conosciute (come la condizione femminile nella società coreana e giapponese, il nazionalismo e lo scontro tra Corea del Sud e Giappone, la libertà di espressione in Cina).

Il lettore inizia il suo viaggo alle isole Dokdo e lo termina a Taipei passando per Pechino, Tokyo, Seoul, Hanoi e Phnom Pen sempre accompagnato dalle parole degli scrittori con i quali l’autore ha dialogato e si è scambiato idee e visioni.

Abbiamo intervistato Marco Del Corona che ci ha raccontato come è nato questo libro e che ci ha fatto scoprire le sue Asie.

1) Come è nata l’idea di Asiatica?

Asiatica è nata da alcuni desideri. Innanzitutto quello di condividere ancora la mia esperienza dell’Asia, una condivisione che sentivo non esaurita nei libri che avevo già pubblicato.
In secondo luogo, avevo tra le mani molto materiale, non tutto utilizzato sulle pagine del mio giornale (il Corriere della Sera e i suoi supplementi), che a mio avviso portava elementi di conoscenza dell’Asia a lettori curiosi e/o interessati. Soprattutto, si trattava di conversazioni con scrittori, e raramente se ne leggono sui giornali italiani; in particolar modo mi pareva che nessuno come me avesse frequentato e interagito con autori cinesi, coreani e giapponesi con tanta costanza.
Infine, se è vero che molto di quello che si scrive sull’Asia è soggetto a un rapido processo di obsolescenza – dopo 6 mesi quasi tutti i libri sulla Cina suonano vecchi – le parole degli scrittori mi pare tengano comunque, e la letteratura resta un buono strumento per accostarsi a Paesi molto distanti. Gli scrittori che parlano ciascuno con il suo volto, le sue esperienze e i suoi scritti smentiscono il luogo comune che gli orientali siano tutti uguali.

2) Asiatica è un viaggio fisico, letterario e culturale attraverso il continente asiatico. Le tematiche sociali e politiche affrontate nel libro sono davvero molte. Spesso si tratta di tematiche poco conosciute ai più: la condizione femminile nella società coreana e giapponese, il nazionalismo e lo scontro tra Corea del Sud e Giappone, la libertà di espressione in Cina, … Come hai selezionato le tematiche?

Le tematiche sono emerse naturalmente dalle parole degli autori e dalle opere sulle quali li ho interpellati.
E’ con il senno di poi che mi sono reso conto che questi temi, tutti insieme, costituiscono una sorta di costellazione, di mappa di alcune delle questioni che permettono di inquadrare le società dell’Asia orientale.

3) Tra tutte le tematiche affrontate ce ne sono alcune che suscitano più di altre l’interesse del nostro portale.

⁃ Il primo capitolo del libro è dedicato alle isole Dokdo.
Ci si mette in posa accanto al cippo che afferma che le Dokdo sono isole coreane, coreanissime, il più orientale lembo di territorio patrio, nonostante quanto sostiene il Giappone. Io sono l’unica persona esclusa dalla festa, l’unico straniero” scrivi. Qual è la percezione che si ha in Corea e Giappone di queste isole contese? Si tratta di una mera schermaglia diplomatica o ha anche riflessi all’interno delle società di questi due Paesi?

Per le frange nazionaliste dell’opinione pubblica di Giappone e Corea la questione delle isole Dok-do/Takeshima è rilevante ma i due Paesi non hanno interesse ad aprire un contenzioso drammatico, vista l’instabilità dell’area e viste le altre dispute territoriali, molto più tese (le isole Paracel e Spratly fra Cina e Vietnam, le Diaoyu/Senkaku tra Cina e Giappone).
Il viaggio alle Dokdo è tuttavia un’introduzione a mio giudizio efficace al tema delle rivendicazioni territoriali in Asia, al ruolo della memoria e del passato, alla costituzione di identità nazionali anche attraverso il contrasto. Oltretutto è una meta inconsueta e non so quanti giornalisti italiani abbiano realizzato reportage da là.

– Nel capitolo dedicato a Pechino affermi “E Pechino appena sente anche solo un vago sentore di separatismo si infuria, che si tratti di Tibet, Xinjiang o Taiwan. Lo stesso per Hong Kong”. Quante “Cine” esistono? Visto gli ultimi sviluppi, come pensi sarà il futuro di questi territori?

Esistono parecchie Cine, sia dal punto di vista sociale che geografico, benché lo sforzo titanico del Partito comunista e del suo leader Xi Jinping sia nel segno dell’unità, dell’appianamento delle disuguaglianze. Le città sempre più grandi sono altra cosa dalle campagne, le coste sono altra cosa rispetto all’interno etc etc

– Affronti la questione della donna nella società coreana e giapponese. Intravedi un miglioramento della condizione femminile in questi due Paesi? Pensi che la letteratura sia uno strumento di denuncia e potenziale cambiamento?

La mia percezione è che le migliori fra le autrici giapponesi e coreane si siano fatte portatrici di istanze di emancipazione e di rivendicazione in anticipo sui cambiamenti effettivi della società. A sentire quello che dicono, qualcosa si è mosso ma molto resta da fare.

4) Nel capitolo dedicato a Chongqing scrivi “Una condanna si abbatte sulle città cinesi: i modelli urbanistici e architettonici finiscono per farle assomigliare tutte l’una all’altra.” Il tuo primo viaggio in Asia l’hai fatto nel 1986, quanto è cambiata la Cina?

Sono stato in Asia la prima volta nell’86 ma non in Cina, che visitai invece l’anno dopo (ma non Pechino e Shanghai: andai a Hong Kong, Chengdu, in Yunnan e in Tibet). La Cina di allora era un altro Paese rispetto a ora. Allora si percepiva una distanza storica, anzi temporale, oltre che culturale e geografica. Ora il tempo – quello della modernità – è pienamente condiviso fra noi e loro, semplicemente le nostre sono modernità diverse.

5) Molti parlano di secolo cinese e nel tuo libro tre delle otto città selezionate sono cinesi. Tuttavia, affermi anche che “Le Asia sono molte”. Come vedi l’Asia e il suo futuro? Il sinocentrismo è destinato a trionfare?

L’Asia è variegata, i Paesi che racconto attraverso le città sono molto diversi e diversi sono i percorsi con i quali si confrontano con il mondo.
Io credo che queste diversità resteranno, il Giappone non si sinizzerà né la Cina si coreanizzerà né la Corea si giapponizzerà – per intenderci – ma ci sarà comunque un minimo comun denominatore che ci porterà a guardare a quell’universo cercandovi delle costanti. Dal punto di vista geopolitico, non sono in grado di immaginare come si svilupperanno le tensioni nell’area che coinvolgono anche un attore decisivo come gli Stati Uniti e i suoi alleati regionali, come l’Australia.
La Cina credo che lavorerà per mettersi al centro di un sistema di relazioni e di potere che faccia riferimento a lei ma senza il bisogno di sinizzare alleati e amici, intendo dire che non credo proprio che imporrà l’uso del mandarino ai cambogiani o ai portuali pakistani o maldiviani… Occorrerà vedere quanto Giappone, Corea e Vietnam saranno in grado di bilanciare le spinte di Pechino.
Altra questione è il destino di Taiwan, che la Cina rivendica e che chiama a sé in nome di una riunificazione nazionale: solo che l’isola, come racconto nel libro, ha sviluppato una sua identità culturale molto specifica e soprattutto molto diversa da quella della Cina continentale; il processo di distacco antropologico e culturale dalla Cina continentale è destinato a farsi sempre più profondo. E quello che è accaduto a Hong Kong, con la sua normalizzazione e la cancellazione delle libertà di cui l’ex colonia godeva, non costituisce un precedente rassicurante.