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Tra urne e schermi: identità taiwanese nel post-elezioni e nel cinema contemporaneo

– Marina Doria –

Introduzione

Taiwan è oggi uno dei luoghi più simbolici in cui si intrecciano dinamiche politiche interne, pressioni geopolitiche internazionali e costruzioni identitarie complesse. In seguito alle elezioni presidenziali del gennaio 2024, in cui il Democratic Progressive Party (DPP) ha mantenuto la presidenza ma ha perso la maggioranza parlamentare, si è delineato un quadro politico più frammentato e instabile. L’ingresso del Partito Popolare di Taiwan (TPP) ha interrotto la consueta polarizzazione tra DPP e Kuomintang (KMT), rendendo il futuro politico del paese più incerto.

Tuttavia, le urne non sono l’unico terreno in cui si giocano le dinamiche identitarie. La società taiwanese riflette su sé stessa anche attraverso forme espressive meno dirette, come il cinema. Due opere recenti – Amour-Legende di Wu Mi-Sen e Unwritten Rules di Cheng Yu-Chieh – offrono due prospettive emblematiche sulla condizione identitaria taiwanese contemporanea: tra spaesamento e autocensura, tra il bisogno di definirsi e la difficoltà di farlo in un contesto in cui anche l’atto di rappresentarsi può essere visto come una dichiarazione politica.

Transizione democratica e divergenze politiche

Per comprendere il presente taiwanese, è fondamentale ricordare che si tratta di una democrazia giovane. Dopo decenni di autoritarismo sotto il Kuomintang (KMT), Taiwan ha avviato una transizione democratica a partire dagli anni Ottanta. Come descritto da Cheng (1989) e Wu (1995), questo processo è stato graduale ma deciso: si sono liberalizzati i partiti, si è affermata la libertà di stampa, ed è stato introdotto il suffragio universale. Le prime elezioni presidenziali dirette si sono tenute solo nel 1996.

Da allora, il sistema politico si è consolidato in una democrazia multipartitica, ma fortemente polarizzata attorno a un nodo identitario: il rapporto con la Cina.

  • Il Kuomintang (KMT), storico partito nazionalista cinese rifugiatosi a Taiwan dopo la guerra civile, promuove una politica di avvicinamento a Pechino, con una forte enfasi sull’identità cinese condivisa e sulla stabilità economica.
  • Il Partito Democratico Progressista (DPP), nato dal movimento per la democratizzazione, difende invece un’identità taiwanese distinta, una maggiore autonomia rispetto alla Cina e una forte vocazione progressista in ambito sociale e civile.
  • Il nuovo Partito Popolare di Taiwan (TPP) cerca di superare questa dicotomia. Nato nel 2019, si presenta come forza pragmatica, moderata e focalizzata su efficienza amministrativa, innovazione tecnologica e questioni interne, evitando prese di posizione nette sullo status geopolitico di Taiwan.

Questo schema a tre rende oggi la politica taiwanese più fluida, ma anche più fragile. Ed è proprio in questo contesto che il cinema si interroga su come rappresentare un’identità che non trova più una sola voce, ma molte, spesso divergenti.

La società come soggetto narrante

Oltre ai partiti e alle istituzioni, è la società civile taiwanese ad avere avuto un ruolo decisivo nel definire la propria identità. Dai movimenti studenteschi alle lotte per i diritti civili, passando per le memorie della repressione e della colonizzazione, l’isola ha costruito una narrazione collettiva complessa, a tratti frammentata.

Come sostiene Brown (2024), il cinema taiwanese contemporaneo non si limita a rappresentare la società: la interroga, la decostruisce, le restituisce un’immagine in cui specchiarsi criticamente. Non esiste un’unica idea di Taiwan, ma molteplici versioni parziali, spesso in conflitto tra loro. E il cinema è uno degli spazi in cui questa pluralità può emergere senza la necessità di ridursi a slogan politici.

Amour-Legende: geografie immaginate, identità sospese

Il film Amour-Legende di Wu Mi-Sen mette in scena questa incertezza attraverso una narrazione volutamente ambigua. Il protagonista, Oshima, è un uomo giapponese che si risveglia su un’isola sconosciuta – “La Bomba del Corazón” – e cerca una donna di nome May. La trama si sviluppa come un vagabondaggio disorientato in un luogo dove le lingue, i segni e le mappe sembrano non corrispondere mai tra loro.

Sebbene Taiwan non venga mai nominata esplicitamente, il riferimento è evidente: l’isola rappresentata nel film è metafora di un’identità irrisolta, che sfugge alle definizioni e si colloca in uno spazio liminale. Come suggerisce Brown (2024), Amour-Legende è un’opera che usa la confusione geografica e narrativa per evocare un senso profondo di spaesamento politico e culturale.

L’identità taiwanese, qui, non è affermata con forza, ma vissuta come dubbio. Il film non offre risposte, ma disegna una mappa senza coordinate certe, in cui i personaggi si perdono. È una scelta estetica, ma anche politica: rappresentare una nazione che resiste alla semplificazione, che rifiuta di essere incasellata in categorie esterne – sia esse cinesi, giapponesi o occidentali.

Unwritten Rules: l’identità autocensurata

Il cortometraggio Unwritten Rules, diretto da Cheng Yu-Chieh, affronta un altro aspetto cruciale della questione identitaria: la censura indiretta e la pressione del mercato cinese. Il film racconta una situazione paradossale ma realistica: durante le riprese di un film taiwanese, compare per errore una bandiera nazionale. Temendo conseguenze negative sul piano della distribuzione, la produzione decide di rimuoverla digitalmente. Ma nel farlo, scopre che sotto la bandiera è raffigurata una mappa antica del Kuomintang che include Taiwan come parte della “Grande Cina”.

Il cortometraggio gioca sull’assurdità della situazione per denunciare una realtà molto concreta: oggi, più che la censura politica diretta, è la logica del mercato internazionale a dettare cosa si può o non si può mostrare. Si tratta di un fenomeno di “autocensura anticipata”, dove artisti e produttori imparano a evitare contenuti controversi per garantirsi la sopravvivenza economica.

In pochi minuti, il film solleva una domanda potente: può un’identità sopravvivere se per esistere deve continuamente nascondersi? Cheng, da sempre attento alle dinamiche tra politica e rappresentazione, mette in scena il conflitto tra espressione artistica e compromesso commerciale, tra visibilità e scomparsa. Taiwan, in questa narrazione, non è solo oggetto di contesa geopolitica, ma anche simbolo di una cultura che rischia di essere normalizzata, annullata, assorbita.

Politica e cinema: due narrazioni, una stessa domanda

Le elezioni, i partiti, le strategie istituzionali: tutto questo appartiene alla dimensione della politica. Ma la questione dell’identità nazionale non può esaurirsi lì. Il cinema, con il suo linguaggio simbolico e allusivo, offre un’altra forma di riflessione, più lenta, più profonda, forse più sincera.

Amour-Legende e Unwritten Rules rappresentano due approcci diversi ma convergenti: il primo esplora l’identità come spaesamento, il secondo come negazione. Entrambi, però, raccontano una Taiwan che non può (o non vuole) essere rappresentata in modo diretto. Questo non è un limite, ma una risorsa: l’ambiguità diventa lo strumento con cui sfuggire alle imposizioni esterne e alle semplificazioni interne.

La politica cerca stabilità, il cinema accetta il conflitto. Ma in entrambi i casi, la domanda resta la stessa: cosa significa essere Taiwan, oggi?

Conclusione: l’isola che resiste

Taiwan è un’isola che resiste. Non solo sul piano geopolitico, ma anche – e forse soprattutto – su quello culturale e simbolico. La sua democrazia imperfetta, i suoi partiti divisi, le sue fragilità istituzionali non ne cancellano la vitalità sociale e creativa. Al contrario, ne rendono ancora più urgente la necessità di raccontarsi.

Il cinema diventa così uno spazio privilegiato per pensare ciò che la politica fatica a dire. In un contesto in cui persino una bandiera o una parola possono diventare problematici, l’immaginazione artistica offre la possibilità di resistere. Non con la forza, ma con la complessità.

In un mondo che premia le identità forti, visibili, univoche, Taiwan sceglie – o è costretta a scegliere – la via della molteplicità. E forse è proprio in questa contraddizione che si trova la sua forza più autentica.

 

Bibliografia

Fonti accademiche e libri

  • Brown, C. (2024). *Mapping Taiwanese Cinema, 2008–2020: Environments, Poetics,
    Practice*. Edinburgh University Press.
  • Cheng, T.-J. (1989). Democratizing the Quasi-Leninist Regime in Taiwan. *World
    Politics*, 41(4), 491–521.
  • Copper, J. F. (2000). *Taiwan’s 2000 Presidential and Vice-Presidential Election:
    Consolidating Democracy and Creating a New Era of Politics*. Maryland Series in
    Contemporary Asian Studies, 2(1), 53.
  • Fell, D. (2018). *Government and Politics in Taiwan*. Taylor & Francis Group.
  • Fulda, A. (2019). *The Struggle for Democracy in Mainland China, Taiwan and Hong
    Kong*. Routledge.
  • Rigger, S. (2001). *From Opposition to Power: Taiwan’s Democratic Progressive Party*.
    Lynne Rienner Publishers.
  • Wood, D. (2010). *Rethinking the Power of Maps*. The Guilford Press.
  • Wu, J. J. (1995). *Taiwan’s Democratization: Forces behind the New Momentum*. Oxford
    University Press.
  • Wu, Y. (2016). Heading Towards Troubled Waters? The Impact of Taiwan’s 2016
    Elections on Cross-Strait Relations. *American Journal of Chinese Studies*, 23(1),
    59–75.

    Fonti online e articoli

  • Asia Dialogue (2014). *Sunflower Movement and the Future of Democracy in Taiwan
    and Hong Kong*. Disponibile su: http://theasiadialogue.com/2014/09/25/sunflower-
    movement-and-the-future-of-democracy-in-taiwan-and-hong-kong
  • Barroso Gómez, I. (2024). *Analysing Taiwan’s 2024 Election Results and their Impact*.
    European Guanxi. Disponibile su: https://www.europeanguanxi.com/post/analysing-
    taiwan-s-2024-election-results-and-their-impact
  • Templeman, K. (2019). *Taiwan’s January 2020 Elections: Prospects and Implications
    for China and the United States*. Brookings Institution. Disponibile su:
    https://www.brookings.edu/articles/taiwans-january-2020-elections-prospects-and-
    implications-for-china-and-the-united-states
  • english.scio.gov.cn. (n.d.). *Full text: The Taiwan Question and China’s Reunification in
    the New Era*. Disponibile su: http://english.scio.gov.cn/whitepapers/2022-
    08/10/content_78365819.htm

    Fonti istituzionali

  • National Human Rights Museum (2017). *White Terror Period*. Disponibile su:
    https://www.nhrm.gov.tw/w/nhrmEN/White_Terror_Period
  • Legislative Yuan (s.d.). *Informazioni sul sistema elettorale della Repubblica di Cina (Taiwan)*. Disponibile su: https://en.wikipedia.org/wiki/Legislative_Yuan

 

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