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Rassegna settimanale 12-18 Luglio 2021: Africa Subsahariana

12 luglio, Africa – Conflitti, cambiamento climatico, Covid portano più persone alla fame

Le Nazioni Unite hanno effettuato la prima stima globale sull’insicurezza alimentare dall’inizio della pandemia da Coronavirus. Le persone colpite da fame cronica nel 2020 sono aumentate più che negli ultimi 5 anni messi assieme.

Per ribaltare questa situazione dovranno passare molti anni, se non decadi intere.

Lo scorso anno circa un decimo della popolazione mondiale (tra 720 e 811 milioni) era sottonutrita. I continenti più colpiti dalla fame sono stati Asia (418 milioni) e Africa (282 milioni).

Un altro elemento importante da considerare è il cambio climatico che ha reso le comunità dei Paesi in via di sviluppo più esposte alla fame, nonostante contribuiscano in una proporzione molto bassa alle emissioni di CO2.

“C’è bisogno di uno sforzo incredibile per riuscire a rispettare la promessa di porre fine alla fame nel mondo entro il 2030” hanno affermato le agenzie dell’ONU FAO, IFAD, WHO e UNICEF.

Anche lo sviluppo in salute dei bambini ha sofferto, con più di 149 milioni di bambini sotto i 5 anni colpiti da arresto della crescita e 370 milioni senza pasti a scuola, causato dalle chiusure scolastiche per la pandemia.

Al giorno d’oggi circa 150 milioni di bambini non hanno accesso ai pasti scolastici, ha affermato il World Food Programme, che ha sollecitato il Paesi a ripristinare questi programmi e ad attivare programmi ancora migliori.

“La fame sta distruggendo il futuro dei bambini” ha affermato il Direttore generale David Beasley, “il mondo deve agire per salvare questa generazione perduta prima che sia troppo tardi.”

Fonte: UN News
Link: https://news.un.org/en/story/2021/07/1095672

 

12 luglio, Etiopia – I ribelli rivendicano conquiste militari nell’irrequieta regione del Tigray

Lunedì le forze della regione del Tigray hanno dichiarato di star spingendo verso sud e aver riconquistato una città dalle forze governative, mostrando la loro determinazione nel voler continuare a combattere fino a che in confini pre-bellici non siano ristabiliti.
L’agenzia Reuters, però, non è riuscita a verificare questa notizia.

Il conflitto è scoppiato otto mesi fa dopo che il primo ministro etiope ha inviato delle forze governative per sedare una rivolta da parte del Tigray People’s Liberation Front (TPLF) – una fazione etnica potente. Il governo ha poi dichiarato vittoria dopo tre settimane, quando ha conquistato la capitale Mekelle ma i combattimenti sono continuati, con migliaia di morti e quasi due milioni di persone costrette a lasciare le proprie case.
Il 28 Giugno il TPLF ha annunciato di aver riconquistato Mekelle e ora dice di controllare la maggior parte della regione, che ospita sette milioni di persone.
Lunedì il portavoce del TPLF – Getachew Reda – ha dichiarato a Reuters che le forze del Tigri controllavano Korem (una città a 170 km a sud di Mekelle) e stavano cercando di assumere il controllo della città di Alamata, 20 km ancora più a sud.
Un ex abitante di Korem che ora abita a Addis Ababa ha detto che un parente lo aveva chiamato e gli aveva detto che ci sono stati degli scontri.
Il portavoce dell’esercito etiope – il colonnello Getnet Adane – non ha detto chi fosse in controllo della città ma ha detto in un messaggio “abbiamo dichiarato un cessate il fuoco”, riferendosi al cessate il fuoco unilaterale dichiarato dal governo etiope dopo che le sue truppe sono state cacciate da Mekelle. Il TPLF ha chiamato il cessate il fuoco “uno scherzo”.
Getachew ha detto che il gruppo vuole che i confini pre bellici siano ristabiliti e che le linee di trasporto siano aperte per permettere alle persone e agli aiuti umanitari di circolare.

Fonte: Al Jazeera
Link: https://www.aljazeera.com/news/2021/7/12/forces-from-ethiopias-tigray-region-pushing-south-reuters

 

14 luglio, Sudafrica – Il governo sudafricano pianifica un’ondata di truppe per sedare i disordini

Il Sudafrica prevede di schierare fino a 25.000 soldati in due province in cui le forze di sicurezza stanno lottando per sedare giorni di saccheggi, incendi dolosi e violenze, ha detto mercoledì il ministro della Difesa a una commissione parlamentare, secondo il canale di notizie locale eNCA.

Un’ondata militare di quelle dimensioni aumenterebbe di dieci volte il numero di soldati schierati nei punti caldi delle province di KwaZulu-Natal e Gauteng, dove la polizia e l’esercito stanno combattendo da giorni disordini

Innescate dall’incarcerazione dell’ex presidente Jacob Zuma la scorsa settimana, dopo che non si è presentato a un’inchiesta sulla corruzione, le proteste si sono ampliate in un’orgia di saccheggi e uno sfogo di rabbia per le difficoltà e la disuguaglianza che persistono in Sudafrica 27 anni dopo fine dell’apartheid.
Più di 70 persone sono state uccise nei disordini, i peggiori in Sud Africa da anni, e centinaia di aziende sono distrutte. Le scorte di cibo e carburante stanno finendo.

Centri commerciali e magazzini sono stati saccheggiati o dati alle fiamme in diverse città, principalmente nella provincia di KwaZulu-Natal, in particolare nella città portuale di Durban sull’Oceano Indiano, nel centro finanziario ed economico di Johannesburg e nella circostante provincia di Gauteng.
Ma in segno di reazione pubblica, mercoledì i residenti in alcune aree hanno portato i sospetti saccheggiatori in polizia, bloccato gli ingressi ai centri commerciali e in alcuni casi si sono armati come vigilanti per formare blocchi stradali o spaventarli.
Sottolineando i pericoli insiti in tale vigilanza, un ragazzo di 15 anni è stato ucciso da un proiettile vagante a Vosloorus, secondo un fotografo della Reuters che ha visto il corpo.
Nella cittadina di Alexandra, nel nord di Johannesburg, uno dei quartieri più poveri della città, un corrispondente di Reuters ha visto i soldati spostarsi di porta in porta per confiscare oggetti rubati, con l’aiuto di civili contrari al saccheggio.
Cittadini armati di pistole, molti appartenenti alla minoranza bianca sudafricana, hanno bloccato le strade per prevenire ulteriori saccheggi, a Durban, come hanno mostrato i filmati TV di Reuters.
Altri stavano formando gruppi online per aiutare a ripulire e ricostruire i quartieri devastati.

Le forze di sicurezza affermano di aver arrestato più di 1.200 persone, mentre mercoledì il presidente Cyril Ramaphosa ha incontrato i leader dei partiti politici per discutere dei disordini.
La violenza sembrava essere diminuita in alcune zone, ma in altre ci sono stati nuovi incendi e saccheggi.
Alcuni ricchi residenti di Durban hanno noleggiato piccoli aerei ed elicotteri fuori dalla città, ha riferito un fotografo della Reuters.

Sebbene innescati dall’imprigionamento di Zuma, i disordini riflettono la crescente frustrazione per i fallimenti dell’African National Congress al potere nell’affrontare la disuguaglianza decenni dopo la fine del governo della minoranza bianca nel 1994, che ha inaugurato la democrazia.
“Non si tratta di Zuma, si tratta di povertà”, ha detto un uomo mentre i soldati confiscavano gli oggetti rubati dalla sua casa ad Alexandra. “Ho preso cose che potevo prendere come quelle bevande fredde e della vernice. Immagino che la vera ragione sia perché in realtà non abbiamo nulla”.

Metà della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà, secondo gli ultimi dati del governo del 2015, e la crescente disoccupazione dall’inizio della pandemia di coronavirus ha lasciato molti disperati. La disoccupazione ha raggiunto un nuovo record del 32,6% nei primi tre mesi del 2021.

Fonte: Reuters
Link: https://www.reuters.com/world/africa/south-african-crowds-rampage-overnight-defying-calls-end-violence-looting-2021-07-14/

 

14 luglio, Africa – Le morti dei migranti quasi raddoppiate nella prima metà del 2021

Il numero di persone che sono morte cercando di attraversare il Mar Mediterraneo sono quasi raddoppiate nella prima metà del 2021 – ha dichiarato mercoledì l’International Organization for Migration (IOM).
Almeno 1146 persone sono morte nel tentativo di raggiungere l’Europa via mare ha detto l’IOM. L’anno scorso nello stesso periodo le vittime per annegamento sono state 513 (VS 674 nel 2019).

Le organizzazioni civili di ricerca e soccorso continuano a dover affrontare moltissimi ostacoli alle loro operazioni, con la maggioranza delle barche bloccate nei porti europei per misure amministrative e procedimenti penali e amministrativi in ​​corso contro i membri dell’equipaggio.
L’itinerario più mortale è stato quello del Mediterraneo centrale (tra la Libia e l’Italia) con 741 morti. Seguono quello tra l’Africa Occidentale e le Isole Canarie e quello del Mediterraneo occidentale che porta alla Spagna e quello del Mediterraneo Orientale che porta in Grecia.
Nella dichiarazione di mercoledì sono stati richiesti maggiori sforzi di ricerca e soccorso e la necessità di stabilire meccanismi di sbarco prevedibili e garantire l’accesso a percorsi migratori sicuri e legali.

Le organizzazioni per i diritti umani hanno avvertito che l’assenza di navi di ricerca e salvataggio del governo, in particolare nel Mediterraneo centrale, renderebbe più pericolosi gli attraversamenti dei migranti, poiché i governi europei fanno sempre più affidamento e supportano i paesi nordafricani con meno risorse.
La Tunisia ha aumentato tali operazioni del 90% nei primi sei mesi del 2021, mentre le autorità libiche hanno intercettato e portato indietro nel Paese devastato dalla guerra più di 15.000 persone tra uomini, donne e bambini – tre volte più persone rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Nel frattempo, le autorità italiane hanno preso di mira sempre più le navi di soccorso di beneficenza che hanno lavorato negli anni per riempire il vuoto lasciato dai governi europei, trattenendo sistematicamente le navi gestite da organizzazioni non governative per mesi, a volte anni.

Mentre molti fattori hanno contribuito all’aumento del bilancio delle vittime di quest’anno, incluso un aumento del numero di barche fragili che tentano di attraversare il mare,  ma sono “l’assenza di operazioni di ricerca e soccorso proattive, europee e statali in acque internazionali combinate con restrizioni sulle ONG” tra i fattori principali di questo incremento della mortalità, ha detto il portavoce dello IOM Safa Msehli.
“Queste persone non possono essere abbandonate in un viaggio così pericoloso”, ha detto Msehli all’Associated Press.
Secondo Matteo Villa, ricercatore del think-tank indipendente ISPI, l’Italia quest’anno ha sottoposto a fermo nove navi gestite da ONG.
Paesi mediterranei come Italia, Malta, Spagna e Grecia hanno più volte chiesto aiuto ad altri Paesi europei per prendersi cura delle persone soccorse e portate sulle loro coste.

L’anno scorso, quando le restrizioni della pandemia hanno reso difficile spostarsi tra i paesi, il numero di rifugiati e migranti che arrivano in Europa via mare è sceso al livello più basso dal 2015. Quell’anno, un milione ha raggiunto l’Europa, molti dei quali rifugiati in fuga dalla guerra in Siria.
Il naufragio più mortale finora quest’anno è avvenuto il 22 aprile al largo della Libia, quando 130 persone sono annegate nonostante abbiano inviato più chiamate di soccorso.
La guardia costiera libica addestrata ed equipaggiata dall’UE è stata criticata dopo che il 30 giugno è emerso un video che mostrava una delle sue navi che inseguiva e sparava colpi di avvertimento contro un’imbarcazione di migranti. Le autorità libiche hanno riconosciuto che le azioni della nave della guardia costiera hanno messo in pericolo la vita dei migranti e hanno affermato che chiederanno conto ai responsabili.

Fonte: Al Jazeera
Link: https://www.aljazeera.com/news/2021/7/14/migrant-deaths-nearly-doubled-in-first-half-of-2021

15 Luglio, Africa – Le morti da COVID in Africa si impennano del 43% in una settimana

Le morti da COVID in Africa si sono impennate del 43% nel giro di una settimana, spinte dalla mancanza di posti letto di terapia intensiva e di ossigeno e dall’insorgere della variante Delta – ha detto l’Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS).

I decessi sono aumentati vertiginosamente nelle ultime cinque settimane. Questo è un chiaro segnale di avvertimento che gli ospedali nei paesi più colpiti stanno raggiungendo un punto di rottura”, ha detto il dott. Matshidiso Moeti, direttore regionale dell’OMS per l’Africa, in una conferenza stampa virtuale.
“I sistemi sanitari con risorse insufficienti stanno affrontando una grave carenza di operatori sanitari, forniture, attrezzature e infrastrutture necessarie per fornire assistenza ai pazienti gravemente malati di COVID-19”, ha affermato, parlando dalla capitale del Congo, Brazzaville.

L’OMS ha affermato giovedì che l’aumento dei decessi è andato in parallelo con una carenza cronica di vaccini, una diffusione nella variante Delta più contagiosa, che ora è stata rilevata in 21 paesi africani, insieme alla stanchezza della popolazione per le misure di prevenzione.
Nel frattempo, l’organismo sanitario delle Nazioni Unite ha avvertito che le varianti “più pericolose” di COVID-19 potrebbero lacerare il mondo mentre le infezioni globali salivano a mezzo milione al giorno, in gran parte guidate dal ceppo virulento Delta.
“La pandemia non è affatto finita”, ha dichiarato il comitato di emergenza dell’OMS in una nota. Ha evidenziato “la forte probabilità di nascite e diffusione globale di nuove e forse più pericolose varianti che potrebbero essere ancora più difficili da controllare”.

Nicolas Haque (Al Jazeera ) che è corrispondente da Dakar, in Senegal, ha affermato che gli scienziati avevano detto che c’era il timore che, con la mancanza di vaccinazioni, la variante Delta si potesse trasformare in qualcosa di più mortale e “che si propagherà e si diffonderà più rapidamente”. “Questo è ciò che è in gioco qui con le vaccinazioni e quindi ci sono richieste per più vaccini per il continente”.

L’Africa ha ufficialmente registrato più di sei milioni di casi di COVID-19, una cifra molto inferiore rispetto ad altri continenti, ma che secondo gli esperti è probabilmente una grande sottostima.
Giovedì, una delle più grandi università della Nigeria ha mandato a casa gli studenti residenti e ha affermato che sospenderà la frequenza fisica delle lezioni mentre crescono i timori per una nuova ondata di coronavirus nella nazione più popolosa dell’Africa.

Separatamente, dopo i colloqui con la Banca mondiale di giovedì, i leader africani hanno lanciato un appello per “almeno 100 miliardi di dollari” in impegni di sostegno finanziario entro la fine dell’anno per aiutare i loro paesi a “riprendersi meglio” dalla pandemia. “C’è ancora molto da fare per superare questa crisi”, ha affermato il presidente della Costa d’Avorio Alassane Ouattara, che ha aperto l’incontro ad Abidjan. “Meno del 3% della popolazione totale dell’Africa ha ricevuto una prima dose di vaccino, rispetto a circa il 54% negli Stati Uniti e nell’Unione Europea”.
Moussa Faki Mahamat, presidente della Commissione dell’Unione africana, ha chiesto aiuto per ristrutturare il debito dei paesi africani in difficoltà, che hanno dovuto far fronte a “urgenti esigenze di liquidità immediata per acquistare vaccini e gettare le basi della ripresa economica”.
Ha affermato che la pandemia ha causato un aumento della disoccupazione in Africa tra i 25 ei 30 milioni di persone, mentre 40 milioni sono ricaduti nella povertà estrema.

Fonte: Al Jazeera
Link: https://www.aljazeera.com/news/2021/7/15/who-covid-deaths-surge-43-percent-in-one-week

 

16 Luglio, Sudafrica – Cyril Ramaphosa afferma che le rivolte per l’incarcerazione di Zuma sono state programmate in anticipo

I disordini sono stati scatenati dall’incarcerazione dell’ex presidente Jacob Zuma.

Il bilancio delle vittime è salito a 212, in aumento di quasi 100 da giovedì, ha affermato il governo. Gli agenti di polizia hanno protetto le consegne di cibo ai supermercati dopo giorni di saccheggi diffusi che hanno portato a carenze.
Secondo un sindaco della provincia, nel KwaZulu-Natal è stato rubato circa 1 miliardo di dollari (720 milioni di sterline) di azioni con almeno 800 negozi al dettaglio saccheggiati.
“È abbastanza chiaro che tutti questi episodi di disordini e saccheggi sono stati istigati – c’erano persone che li hanno pianificati e coordinati”, ha detto Ramaphosa in una visita a KwaZulu-Natal, la provincia natale di Zuma ed epicentro della violenza .

Il presidente ha detto che i disordini erano un tentativo di dirottare la democrazia del Sud Africa. Ha detto ai sostenitori che gli istigatori erano stati identificati, ma non ha approfondito. “Li inseguiamo”, ha aggiunto.

Nel KwaZulu-Natal molti fanno la fila per il cibo, a volte fin dalle prime ore del mattino solo per prendere qualche cosa.
Le persone hanno detto che erano preoccupate per l’alimentazione delle loro famiglie.
La settimana di violenze nella provincia ha lasciato le strade danneggiate o bloccate dai rivoltosi e il governo vuole assicurarsi che l’approvvigionamento alimentare non venga interrotto, ha affermato Khumbudzo Ntshavheni, ministro ad interim.
I soldati sono stati dispiegati in potenziali punti di crisi e la polizia sta fornendo scorte per il trasporto di ossigeno, medicinali e altri beni chiave, ha affermato.

In un discorso televisivo di 30 minuti più tardi venerdì, il signor Ramaphosa ha affermato che non c’era carenza di cibo o forniture e ha esortato le persone a evitare gli acquisti di panico.
Ha detto che più di 2.500 persone sono state arrestate in relazione ai disordini e ha esortato i sudafricani a riunirsi.
“Se restiamo uniti, nessuna insurrezione o violenza in questo paese avrà successo”, ha detto. “Siamo impegnati in una lotta per difendere la nostra democrazia, la nostra Costituzione, i nostri mezzi di sussistenza e la nostra sicurezza. “Questa non è una battaglia che possiamo permetterci di perdere”.

Le proteste sono iniziate la scorsa settimana dopo che Zuma si è consegnato alla polizia per scontare una condanna a 15 mesi per oltraggio alla corte.
I sostenitori di Zuma hanno reagito furiosamente alla sua prigionia, bloccando le strade principali e chiedendo la chiusura per chiedere il suo rilascio.
Le proteste si sono trasformate in rivolte su una scala raramente vista in Sud Africa. Aziende di ogni settore sono state saccheggiate, bruciate e bombardate con benzina nelle città e nei paesi del KwaZulu-Natal, così come nel Gauteng, che circonda la città più grande del paese, Johannesburg.

Fonte: BBC
Link: https://www.bbc.com/news/world-africa-57863558

 

16 Luglio, Etiopia – “Non ci tireremo indietro”: le milizie etniche si precipitano al confine con il Tigray

Quando lo scorso anno è scoppiata la guerra nella regione settentrionale del Tigray, in Etiopia, Solomon Alabachew ha agito rapidamente, afferrando il suo Kalashnikov e precipitandosi al fronte con i suoi compagni combattenti della milizia di etnia Amhara.

Il loro rapido sequestro del Tigray occidentale – un tratto di terra che secondo Amharas è stato loro rubato decenni fa – rappresenta il più grande successo della vita di Solomon, ha detto il 37enne ai giornalisti questa settimana.
Ciò aiuta a spiegare la sua attuale furia contro i ribelli di etnia tigrina, che lunedì hanno iniziato una nuova spinta volta a cacciare di nuovo gli Amharas, avviando nuove violenze in un conflitto che dura già da otto mesi.
Due giorni dopo, Solomon ha rispolverato la sua arma da fuoco, ha indossato la sua tuta verde e ha corso verso nord, finendo nella città montana di Amhara di Adi Arkay con migliaia di altri combattenti in attesa di ordini per avanzare.
Fanno parte di una massiccia mobilitazione richiesta dagli alti funzionari della regione di Amhara, da tempo coinvolta in aspre dispute territoriali con il Tigray, il suo vicino settentrionale.

Mercoledì il portavoce del governo di Amhara Gizachew Muluneh ha annunciato che le forze speciali e le milizie regionali passeranno alla modalità “attacco” per invertire le recenti conquiste sul campo di battaglia dei ribelli del Tigray.
La sua dichiarazione è apparsa poche ore dopo che il primo ministro Abiy Ahmed, vincitore del premio Nobel per la pace 2019, aveva promesso di “respingere” gli attacchi dei nemici dell’Etiopia.
“Finora la gente è stata molto paziente con l’approccio del governo, ma anche se gli ordini (di attaccare) non arrivano, non ci tireremo indietro” – ha detto Salomon.

Abiy ha inviato truppe nel Tigray lo scorso novembre, affermando che la mossa è avvenuta in risposta a un assalto ai campi dell’esercito federale ordinato dal partito al governo della regione, il Fronte di liberazione del popolo del Tigray (TPLF).
È stato il sanguinoso culmine di un lungo litigio tra il giovane leader riformista che ha preso il potere nel 2018 e il partito che ha dominato la politica nazionale per quasi tre decenni prima.
Ha rappresentato anche un’occasione d’oro per Amharas per riconquistare la terra sia nel Tigray occidentale che in quello meridionale che, ai loro occhi, il TPLF ha annesso illegalmente all’inizio degli anni ’90.
Gli Stati Uniti hanno espresso preoccupazione per la pulizia etnica nel Tigray occidentale, dove le forze di Amharan sono state accusate di aver espulso migliaia di persone.

Ma la guerra ha preso una piega sbalorditiva il mese scorso quando la capitale del Tigray, Mekele, è caduta nelle mani dei ribelli e Abiy ha dichiarato un cessate il fuoco unilaterale, ritirando la maggior parte delle truppe federali dalla regione.
Sfruttando il loro vantaggio, i ribelli hanno annunciato una nuova offensiva questa settimana, con un portavoce che ha detto ai giornalisti che aveva lo scopo di “liberare ogni centimetro quadrato del Tigray”.
Il portavoce, Getachew Reda, ha anche affermato che i ribelli avevano già il controllo di Alamata, la più grande città del Tigray meridionale, e presto avrebbero occupato la città occidentale di Mai-Tsebri, a nord di Adi Arkay.
Il capo dell’ufficio della milizia di Amhara, il colonnello Bamlaku Abay, ha riconosciuto alcune perdite affermando, però, che le affermazioni di Getachew erano esagerate.
Ha aggiunto, tuttavia, che era “molto sicuro” che le milizie di Amhara avrebbero respinto i ribelli una volta schierati in massa, dicendo che erano motivati ​​da rivendicazioni storiche sulla terra.
“Il TPLF sta cercando di terrorizzare la nostra gente e la nostra terra, ma finora non abbiamo risposto”, ha detto. “Prevarremo. Abbiamo la verità dalla nostra parte. Non hanno la verità”.
“La gente di Amhara non vuole la guerra e sono ben consapevoli che non c’è profitto dalla guerra… Ma ora affrontiamo una minaccia esistenziale”, ha detto.
Affermazioni così dure evidenziano l’intensità dei sentimenti da entrambe le parti del conflitto, ha affermato un politologo etiope che ha parlato a condizione di anonimato a causa della delicatezza della situazione.
“Stiamo entrando nella fase più appassionata della guerra nel Tigray”, ha detto.

Fonte: Africa News
Link: https://www.africanews.com/2021/07/17/we-won-t-back-down-ethnic-militias-rush-to-tigray-border/

 

18 Luglio, Mali – Uomini armati rapiscono lavoratori cinesi e mauritani in Mali

Secondo le forze armate del Paese, uomini armati hanno rapito tre cittadini cinesi e due mauritani da un cantiere nel sud-ovest del Mali.

Gli assalitori hanno preso d’assalto il sito a 55 km (34 miglia) dalla città di Kwala sabato e sono fuggiti con cinque camioncini e gli ostaggi, hanno detto in una dichiarazione su Facebook le forze armate del Mali (FAMA).
Secondo l’esercito, gli uomini hanno anche distrutto attrezzature tra cui una gru e autocarri con cassone ribaltabile appartenenti alla società di costruzioni cinese COVEC e alla società mauritana di costruzioni stradali ATTM.
Un funzionario dell’esercito maliano, che ha chiesto l’anonimato, ha detto all’agenzia di stampa Afp che le vittime stavano lavorando alla costruzione di strade nella regione. “Il rilascio di tutti gli ostaggi è la nostra priorità”, ha detto.

L’agenzia di stampa mauritana Al-Akhbar ha riferito che gli uomini armati sono arrivati ​​in motocicletta e hanno bruciato attrezzature e serbatoi di carburante prima di ritirarsi con i prigionieri.

Il Mali lotta dal 2012 per contenere la violenza legata ad al-Qaeda e ai gruppi affiliati all’ISIS (ISIS). I combattenti hanno ora esteso le loro operazioni dalle loro roccaforti nel nord del deserto al centro del Paese, così come ai vicini Burkina Faso e Niger.
Migliaia di persone sono state uccise e centinaia di migliaia sono fuggite dalle loro case.
Frequenti sono stati anche i rapimenti, sia di maliani che di stranieri.
L’8 aprile, un giornalista francese è stato rapito nel nord del Mali. In un video sugli ostaggi, Olivier Dubois ha affermato di essere stato rapito dal Gruppo per il sostegno all’Islam e ai musulmani (GSIM), la più grande alleanza di gruppi armati nel Sahel.

In mezzo alla crescente violenza, il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha chiesto al Consiglio di sicurezza di autorizzare ulteriori truppe di mantenimento della pace per il Mali. Guterres ha fatto la richiesta in un rapporto datato 15 luglio, secondo l’agenzia di stampa Reuters.
L’aumento proposto di 2.069 soldati e agenti di polizia porterebbe la dimensione autorizzata della missione, nota come MINUSMA, a 17.278 personale in uniforme, il più grande da quando è stata istituita nel 2013. Guterres ha affermato che il piano potrebbe funzionare solo di concerto con gli sforzi intensificati delle autorità maliane per rafforzare la sicurezza e migliorare la governance.

Il Mali è impantanato nell’incertezza politica dopo che gli ufficiali militari a maggio hanno condotto il loro secondo colpo di stato in nove mesi.

Fonte: : Al Jazeera
Link: https://www.aljazeera.com/news/2021/7/18/gunmen-kidnap-chinese-mauritanian-workers-in-central-mali

 

(Featured Image Source: Wikimedia)